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A Forlì la mostra tarocca sul Barocco

Di Franco D'Emilio Leggilo in 3 minuti
Aggiornato: 7 maggio 2026
A Forlì la mostra tarocca sul Barocco

Lo dice autorevolmente il vocabolario Treccani, quindi ubi maior minor cessat, che in senso aggettivale il termine “tarocco designa qualcosa di falso, contraffatto, non originale o manipolato”. Sicuramente, allora, pare ricadere in questo significato e risultare in buona parte tarocca la mostra a Forlì “Barocco: il gran teatro delle idee”, sino al 28 giugno prossimo in svolgimento al Museo Civico del San Domenico. Tarocco fa pure rima con barocco e le due parole sembrano quasi affrontarsi in un tagliente ossimoro, con la prima a negare che davvero a Forlì si esponga in modo veritiero “il gran teatro delle idee” del barocco.

Ben sei curatori e i circa trecento pezzi esposti sono valsi all’allestimento di una mostra, spesso poco calibrata nella scelta di cosa e come esporre, tanto da prendere sonore cantonate. Così, in modo maldestramente forzato, si fanno, ad esempio, convivere tele di Guido Cagnacci e Luca Giordano con quelle di Domenico Antonio Vaccaro e Francesco Furini: solo i primi due vera espressione dell’arte barocca; degli altri due, invece, il Vaccaro artista più a cavallo tra barocco e rococò, il Furini addirittura estraneo al movimento barocco e pieno interprete del rilancio manieristico sul cliché tardorinascimentale, a partire dal 1620 in atto in diverse parti d’Italia.

Già questa prima inavveduta scelta fa intuire quanto sia instabile, azzardato il “gran teatro delle idee” della mostra tarocca sul Barocco in quel di Forlì. Che pensare, poi, che della cosiddetta scuola barocca lombarda non vi sia neppure un’opera del suo iniziatore, il pittore e scultore Giulio Cesare Procaccini? Altrettanto, in che modo considerare l’assenza inconcepibile di opere di Giovanni Benedetto Castiglione, detto il Grechetto, e di Gregorio De Ferrari, entrambi importanti esponenti della scuola barocca genovese?

Colpo di grazia che il vasto barocco veneziano, magnifico apice scenografico del medesimo movimento artistico, sia rappresentato solo da un busto di Francesco Bonazza, dimenticando vergognosamente figure chiave come Francesco Maffei, Pietro Liberi e Johann Liss! Come cavoli a merenda, perché fuori dal barocco, in mostra due tele del romano Giovanni Baglione, prima seguace del tardomanierismo, poi dello stile caravaggesco.

Praticamente ignorati gli influssi del barocco sull’arte dell’Ottocento, soprattutto del periodo più tardo. Tutto questo evidenzia gli errori, le scelte a vanvera della tanta fragilità e scarsa misura compilativa della mostra, effettivamente risultante una rappresentazione falsata, claudicante, spudoratamente tarocca del barocco e del suo teatro delle idee. In conclusione, solo una mostra di affrettate ambizioni provincialotte, appena un modesto viottolo espositivo, degno percorso dei bocciati Sentieri della Bellezza per Forlì a vuoto aspirante capitale italiana della cultura.

Franco D’Emilio

 

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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