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La visita alla Pieve di Barisano

Di Gabriele Zelli Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 8 maggio 2026
La visita alla Pieve di Barisano

Inizierà con la visita alla Pieve di Barisano, in programma sabato 9 maggio alle ore 16,00, l’ottava edizione di “A spasso per la Romagna: pievi e antiche chiese“. L’iniziativa, che nel corso degli anni ha consentito di fare conoscere a migliaia di persone i luoghi di culto più significativi del nostro territorio, sarà in calendario per tutti i restanti sabati del corrente mese, sempre alle ore 16,00. Oltre a Barisano (il ritrovo è previsto davanti alla pieve in via Voltuzza 6/a) saranno meta delle successive visite la Pieve di San Pietro in Trento, via Taverna (Ravenna), la Chiesa della Santissima Trinità di Forlì, piazza Melozzo, e l’Abbazia di Sant’Andrea (La Badia) di Dovadola, via Benedetta Bianchi Porro.

Gli appuntamenti, organizzati dall’Associazione Antica Pieve presieduta da Claudio Guidi in collaborazione con il Lions Club Forlì Host nell’ambito del Service nazionale “Custodi del tempo”, saranno a partecipazione libera e si svolgeranno anche in caso di pioggia perché sono previsti in ambienti chiusi. Ai partecipanti sarà consegnata in omaggio la pubblicazione “Antiche pievi” (ottava parte) a cura di Marco Vallicelli, Marco Viroli e Gabriele Zelli, con le foto di Tiziana Catani e Dervis Castellucci.

La pieve di San Martino in Barisano è un’antica chiesa che sorge presso l’omonima piccola frazione a circa 8 km dalla città di Forlì. La zona faceva parte di quelle terre che ai tempi dei romani erano destinate ai veterani a riposo della flotta romana di Classe, come ricompensa per il servizio prestato. Qui sorse probabilmente una “villa” e ciò spiegherebbe la presenza dei mosaici rinvenuti a quasi 2 metri di profondità dal piano di calpestio attuale. Mosaici non di natura religiosa ed ancor meno ecclesiastica, ma più probabilmente da identificarsi con il pavimento di una casa padronale romana del V-VI secolo, trasformata in chiesa nel VII-VIII secolo. La struttura ad una sola navata confermerebbe come il luogo di culto sia stato costruito su un edificio preesistente, ricalcandone il perimetro.

Le più antiche attestazioni della pieve provengo da due documenti anteriori all’anno Mille (uno del 20 settembre 947 e l’altro dell’anno 992), sebbene sia stata fondata in epoca ben anteriore a questa data e probabilmente durante il VI-VII secolo, periodo durante il quale la bassa forlivese fu fatta oggetto di organizzazione ecclesiastica. La chiesa attuale, di piccole dimensioni e dalle linee semplici, in origine era in realtà ben più imponente, sorta sui resti di una precedente basilica paleocristiana. Oggi si presenta a navata unica e ciò la rende estremamente rara, anche in considerazione del fatto che le altre pievi ravennati del territorio e vicine sono tutte a tre navate.

Negli anni Ottanta del secolo scorso l’edificio fu sottoposto a profondi lavori di restauro che hanno modificato la facciata della chiesa, riportandola alle linee che doveva possedere originariamente. Lo scavo archeologico ha portato alla luce alcuni reperti e la cripta del IX-X secolo (sotto l’altare maggiore), mentre alle pareti sono stati rinvenuti affreschi fra cui il trecentesco “San Martino a cavallo che dona il mantello” e un frammento della “Madonna con il Figlio”. La datazione degli affreschi risulta ardua, a causa della condizione dei reperti pittorici. Probabilmente sono databili all’anno Mille, quando la chiesa fu radicalmente modificata: con la costruzione della cripta si provvide anche alle decorazioni, che probabilmente ricoprivano tutto l’interno della chiesa.

Oggi rimangono solo poche distinte tracce di pitture murarie, che, variamente, si possono datare fra XI e XIII secolo: il che equivale a dichiararne l’assoluta importanza, data la scarsità di reperti, un po’ in tutta Italia, di significativi esempi di pittura romanica; oltremodo eccezionali in area di dominio dello stile bizantino. Nel lacerto più ampio, si scorgono quattro figure umane, delle quali una è un Santo e le altre probabilmente figure di Sante. Un altro affresco, all’incirca coevo, ma più frammentario, rappresenta Cristo ed un Santo. Oltre a tali affreschi, durante i lavori di restauro sono emerse tracce di pitture sulla parete destra, raffigurante un Bambino Gesù, riconducibile all’arte locale del Quattrocento. Sulla parete di sinistra compare, sebbene molto lacunoso, la figura di San Martino a cavallo.

L'autore

Gabriele Zelli
Gabriele Zelli

Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.

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