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L’eccidio di Pievequinta del 1946 raccontato da Nadia Bagnoli in un libro

Di Staff 4live Leggilo in 2 minuti
Aggiornato: 21 aprile 2026
L’eccidio di Pievequinta del 1946 raccontato da Nadia Bagnoli in un libro

Mercoledì 22 aprile, alle ore 16,00, nella Sala dell’Incontro di Palazzo Romagnoli, in via Albicini 12 a Forlì, in occasione dell’81° anniversario della Liberazione 1945-2026 di Forlì, verrà presentato il libro “Oltre il mio nome. Storie e memorie di quell’estate” di Nadia Bagnoli con prefazione di Mario Proli e di Gabriele Zelli. Insieme all’autrice interverrà Gabriele Zelli.

Nella pubblicazione Nadia Bagnoli ricostruisce la storia dell’eccidio perpetrato per rappresaglia dai nazifascisti il 26 luglio 1944 a Pievequinta, quando in seguito all’uccisione di un soldato tedesco vennero prelevati sette antifascisti e partigiani dal carcere di via della Rocca e altri tre dall’ex brefotrofio, che era stato requisito e adibito a luogo di detenzione dall’Aussenkommando tedesco, e fucilati sulla Cervese, all’incrocio con la strada che porta alla Pieve dei Santi Pietro e Paolo (oggi via del Cippo) e via Fiumazzo.

L’autrice ha compiuto un pregevolissimo lavoro, curato e dettagliato, in particolare per ricostruire le storie dei dieci uccisi raccogliendo testimonianze orali e scritte sulla drammatica vicenda. Questi i loro nomi: Don Francesco Babini, Riziero Bartolini, Alfredo Cavina, Antonio Lucchini, Biagio Molina, William Pallanti, Edgardo Ridolfi, Mario Romeo, Antonio Zoli e Luigi Zoli. Alcuni di loro abitavano nel forlivese, altri invece erano vittime di rastrellamenti avvenuti nel territorio di Verghereto e nella valle del Senio.

Nadia Bagnoli dedica il capitolo finale al soldato tedesco, un caporalmaggiore con incarico di portaordini che, per motivi rimasti finora ignoti, fu ucciso in quella tragica giornata di ottantadue anni fa. Oltre alla necessità di carattere storico, il capitolo dedicato al soldato tedesco ucciso, alla sua provenienza e all’obbligo che lo aveva portato a combattere in Romagna nei ranghi di un esercito occupante, il racconto contribuisce a rendere evidente l’assurda brutalità della guerra, di ogni guerra, che spesso porta a combattere persone che nulla hanno a che fare con le decisioni di chi le guerre, le scatena, le asseconda, le sfrutta. Ingresso libero.

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