vincere-facile

Ci sono alcune scelte politiche che influirebbero positivamente sull’auspicabile rinnovamento della classe politica italiana, malata da tempo di gerontocrazia e “poltronismo cronico”. Non è infatti un caso che molti onorevoli siano stati colpiti dalla sindrome da appiattimento, malattia professionale del parlamentare che, dopo decenni su una poltrona, causa la perdita completa della “riga nel culo”. Il voto di preferenza, così come un limite temporale di mandati senza deroghe, aiuterebbero certamente il rinnovamento della classe dirigente politica italiana. C’è però una scelta, che se attuata da tutti, modificherebbe radicalmente la composizione dei governi reintroducendo pure maggiore rappresentatività rispetto ad oggi. Presentare i candidati e sottoporli al giudizio dei propri elettori nel proprio territorio. Ciò garantisce un legame di fiducia e di controllo tra elettori ed eletto, oltre a garantire una vera competizione dove la partita sia davvero da giocare e non già vinta. Fatta qualche eccezione per i casi in cui il partito scegliesse strategicamente di candidare il politico “famoso” oltre “a casa sua” anche in qualche collegio “debole”, proprio per mettere al servizio la sua fama e le sue capacità dialettiche con l’intento esclusivo di strappare più voti proprio là dove la sconfitta è probabile. Quindi non paracaduti sicuri ma l’esatto contrario: correre cioè in un collegio dove il candidato nazionale potrà solo migliore la sconfitta. Ma in Italia gran parte dei leader di partito e “chi ha perso la riga nel culo” vuole vincere facile e giocare partite già vinte. Così facendo non è più l’elettore a scegliere chi mandare il parlamento ma bensì il segretario che con questa scelta politica, può candidare in un collegio sicuro con listino bloccato sodali e leccapiedi ma perfino il suo gatto. Certo non si è mai arrivati a tanto ma solo perché ci sarebbe il rischio che poi il gatto, possa risultare più credibile di chi lo ha candidato ed innescare così un idea di rinnovamento. Guai! Quando invece si è fintamente candidati in collegi in cui la partita è aperta, per intenderci là dove si rischia di perdere, si ottiene anche il paracadute in collegi proporzionali sicuri affinché si abbia la certezza della poltrona. Senza paracadute molti candidati non entrerebbero in parlamento se non come addetti alle pulizie dei bagni. I partiti tradizionali adottano da tempo questo metodo che mortifica la democrazia perché non permette agli elettori di scegliere il loro rappresentante territoriale magari catapultato altrove e sostituito da un esterno che dopo il 4 marzo, non rivedranno più se non in televisione. Essere un rappresentante politico credibile nel proprio territorio, necessità di un legame di fiducia con i propri elettori, e quella riposta oggi nelle forze politiche, è ai minimi termini. Nonostante ciò i perdenti vinceranno facile.