Elefante - 2015, olio su tela, cm 160 x 200

Di eudemonismo, quella filosofia che considera come naturale degli uomini la felicità e conferisce alla esistenza umana il dovere di raggiungerla, è gioiosamente intrisa l’anima artistica di Diana Paun. Di insegnamento socratico; di ideali aristotelici che guardano alla felicità quale perfezione individuale; e, anche, della dottrina di Epicuro, e, volendo, di morale cristiana, quando questa fa della beatitudine il premio per la virtù. Con la ricerca della natura e dell’autenticità, nel recupero dei valori etici, della libertà di pensiero e di espressione, il Rinascimento e l’Illuminismo, provarono a fare della voglia umana di felicità, il basamento della norma morale. È Kant che sminuisce l’eudemonismo come azione morale quando questa non debba ricorrere al dovere. È Diana Paun che spoglia la felicità della individualità e la veste con tutti e tutto: non esiste una felicità personale, ma esiste quella di tutti, collettiva, che irradia facendo di tutti uno. Una unica vita – vissuta insieme da mondo animale, umano, vegetale, minerale – che è felice quando sono amati tutti, nel rispetto della natura. Questa mostra ospitata dalla Galleria d’Arte ModernaJacopo Cavedoni” a Sassuolo, nel modenese della regione italiana dell’Emilia-Romagna, brilla di energia di storia balcanica; si tratta di una efficacia insignita dagli strumenti di Diana Paun nello stendere e volere colori rumeni a beneficio della investigazione ideologica personale, e si notano sovrapposizioni e influenze romaniche, bizantini, slavi, cristiani, e si respira pure il tepore della tipica casa di campagna russa, antico patrimonio dei Daci, in memoria delle tradizioni e di affetti antichi perduti. Sotto accusa sono principalmente l’ignoranza e la bestialità umana. Paun eccelle nella rappresentazione della figura antropica e animale, e si caratterizza per essere una eroina animalista della contemporaneità. In tutte le sue raffigurazioni, con opere di fortissimo impatto, trovano volto protagonisti che hanno un che di bestiale e di urlante, di profondamente tragico. Nelle sue tele il volto umano (ottimamente costruito), ed anche quello animale, perdono la loro forma naturale per diventare orrore e lanciare un appello alla non violenza, una richiesta di aiuto resa ancora più potente dall’uso del colore che, sovrapposto da una pennellata dopo l’altra, aumenta lo spessore dell’immagine fino a deformare la fisionomia. Figure tese, squadrate e allucinate, e non è la fantasia che suscita l’orrore bensì la realtà denunciata dall’Artista sapientemente. Una pittura erudita e precisa che istruisce il soggetto e il fruitore con il vigore delle immagini. Vernice sabato 2 dicembre alle ore 16,00 fino al 13 dicembre.

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Paolo Battaglia La Terra Borgese (Piazza Armerina, 28 luglio 1960) è un critico d'arte italiano. Cura, per conto di pittori e scultori, quotazioni ufficiali, critiche d’arte, pubblicazioni, libri, bibliografie, mostre in enti pubblici e privati, l’acquisizione di opere d’arte nel patrimonio artistico di Enti Pubblici, comunicazioni stampa. Crea interviste agli artisti con giornalisti anche televisivi, manifestazioni, intermediazioni culturali tra Enti Pubblici e Artisti. Ha fondato nel 2011 il Premio Arte Pentafoglio, onorificenza orientata ad insignire annualmente Capi di Stato e di Governo, vertici delle Istituzioni Civili e Militari, Artisti, Letterati e Scienziati di chiara fama, eccellenti operatori commerciali ed economici, alti prelati e comuni cittadini che, spesso nell’ombra, si sono impegnati nel volontariato in difesa dei diritti umani, della legalità e della pace, testimoniando così la continua elevazione dell’Umanità attraverso l’operosità e la cultura. La natura del Premio Arte Pentafoglio e delle sue istituzioni è umanitaria, filosofica e morale. È dotato dell'immagine del Myosotis, fiore a cinque petali conosciuto come “Non ti scordar di me”. Si fregia della Bandiera Italiana.