Non sempre una telefonata allunga la vita. A volte, può andare davvero diversamente dal celebre spot pubblicitario della SIP nel 1993: un condannato a morte, già dinanzi al plotone d’esecuzione, alla richiesta quale sia il suo ultimo desiderio chiede di poter fare un’ultima chiamata, trasformando, così, un momento drammatico in una lunga, amichevole telefonata, dimentica del peggio incombente.
Ancora, non sempre una telefonata allunga, migliora la vita perché strategica, opportuna e provvidenziale. Con una sola chiamata capita di provvedersi di un nuovo gestore per acqua, luce, gas e assicurazione auto, ma capita pure di fare, per se stessi o altri, la telefonata di richiesta urgente di un’ambulanza di soccorso e, in questo caso, senza saperlo e tantomeno immaginarlo, capita di ipotecare addirittura la gestione delle onoranze funebri del malcapitato, infilato nel mezzo soccorrevole, quasi nella roulette russa “chissà se mai tornerà a casa!”.
A Forlì, ormai sono mesi, si telefona al 118, numero di soccorso, incrociando sempre le dita che l’ambulanza di soccorso inviata non sia quella della Croce Rossa Italiana, perché, sapendolo, meglio tentare un trasporto di fortuna. I cittadini hanno buoni motivi per non fidarsi: non è, infatti, una storia da poco la vicenda forlivese delle morti in ambulanza della Croce Rossa per la presenza di un possibile killer a bordo.
Molti cittadini si chiedono quali siano i criteri selettivi, attitudinali, psicologici del proprio personale da parte della Croce Rossa, ancora di più quali siano i controlli esercitati sulla loro condotta. Anche in questo caso una mela marcia non significa che guasto sia l’intero cesto di frutta, però il caso forlivese induce giustamente a sparare sulla Croce Rossa Italiana, a Forlì certo non più rispondente in modo efficace al suo slogan promozionale Con te possiamo fare di più.
Forse più di una morte sospetta? Forse più della condotta riprovevole di qualche suo operatore? Forse più del possibile inciucio tra un suo operatore e qualche impresa di onoranze funebri? Forse, più del sadico cinismo di chi falsamente samaritano soccorrevole sotto l’insegna CRI? Che Dio ce la mandi buona. Che abbiano ragione gli amici romani a sconsigliarmi con tanta ironia di tornare a Forlì per non finire, se necessario, in ambulanza della Croce Rossa con killer a bordo?
Franco D’Emilio