Perché mai stupirsi che adesso tutto vada a rotoli, che sempre più l’infestante gramigna sia confusa col florido grano, il ruvido fustagno con la morbida e raffinata seta, il lassativo caffè di cicoria con un aromatico e intenso caffè arabico? Ne vediamo di tutti i colori, eppure eravamo stati messi sull’avviso che saremmo via via precipitati dal maggior livello a quello minore, pur sempre grave, della pochezza umana.
Tempo fa, tanto per cominciare alla grande, abbiamo saputo della proposta di candidare il sovranista guerrafondaio Donald Trump al premio Nobel per la pace, eppure non abbiamo battuto ciglio, soprassedendo alla cosa, come niente fosse. Anzi, siamo andati avanti imperterriti, scendendo inesorabilmente verso il restringimento dell’imbuto, ovvero dalla dimensione internazionale a quella nazionale.
Così, abbiamo appreso come, nell’ambito di una cerimonia nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma, sia stato conferito il Premio Internazionale della Cultura a Wanna Marchi e sua figlia Stefania Nobile, arcinote truffatrici nazionali in bidoni, pacchi e contro pacchi. Poi, ormai prossimi alla fine del gambo o cannello dell’imbuto, abbiamo anche appreso con quanta superficialità si possa assegnare la prestigiosa onorificenza forlivese, denominata Sigillo di Caterina.
Niente di più facile esserne insignito, ancora di più conferirla: più o meno come dare due calci ad un barattolo per strada! Spesso, qui mi soccorre l’indimenticabile Indro Montanelli, sono davvero strani il mondo, l’Italia e Forlì: vi si premiano i venditori di fumo.
Franco D’Emilio