Da oggi è disponibile il nuovo report dell’Osservatorio Economico e Sociale della Camera di commercio della Romagna dedicato al profilo demografico del territorio di competenza dell’ente, con un’analisi dei cambiamenti degli ultimi venticinque anni. Lo studio, realizzato nell’ambito della linea strategica sull’informazione economica, prende in esame il periodo 2000-2025 e usa il 2020 come anno intermedio, per isolare gli effetti del Covid-19 sulle dinamiche naturali, migratorie e strutturali. Il documento completo è consultabile sul sito della Camera di commercio della Romagna.
Al 31 dicembre 2025, secondo dati ancora provvisori, i residenti in provincia di Forlì-Cesena sono 394.337, il 10,6% in più rispetto al 2000, mentre la densità è salita da 150 a 166 abitanti per chilometro quadrato. Il comprensorio di Cesena è il più popoloso, con 208.624 residenti pari al 52,9% del totale provinciale, una crescita del 13,0% sul 2000 e una densità di 187 abitanti per chilometro quadrato, contro i 165 di venticinque anni fa. Il comprensorio di Forlì pesa per il 47,1%, è cresciuto dell’8,1% dal 2000 e ha una densità di 147 abitanti per chilometro quadrato, contro i 136 del 2000. Negli ultimi cinque anni, dal 2020 al 2025, la popolazione è rimasta sostanzialmente stabile, con un +0,4% a livello provinciale.
Il territorio è però sempre più anziano. L’età media dei residenti è di 47,6 anni, contro i 47,3 dell’Emilia-Romagna e i 47,1 dell’Italia, e gli over 64 rappresentano il 25,8% della popolazione, a fronte del 25,2% sia regionale sia nazionale. Nel 2000 erano il 21,4%. Gli under 15 sono l’11,5%, in lieve calo rispetto all’11,7% di allora, mentre la popolazione in età attiva, tra 15 e 64 anni, è scesa dal 66,9% al 62,7%. In questo quadro la natalità è calata: il tasso di natalità, cioè i nati vivi ogni mille residenti, è passato da 8,4 a 5,5. La mortalità è invece salita da 10,6 a 11,2 per mille, pur risultando in riduzione rispetto al picco del periodo Covid, quando nel 2020 il tasso era arrivato a 12,4 (13,3 in Emilia-Romagna, 12,5 in Italia). Ne deriva una crescita naturale negativa, pari a -5,7 per mille, peggiore del dato regionale (-5,2) e di quello nazionale (-5,0), anche se in lieve recupero rispetto al -6,0 del 2020, grazie soprattutto al rientro della mortalità. Cresce intanto la speranza di vita alla nascita, passata da 80,6 anni nel 2000 a 83,1 nel 2020 e a 84,6 nel 2025.
Tra i due comprensori non emergono differenze significative nella dinamica naturale, tranne una mortalità più alta nel Forlivese, pari a 11,7 per mille contro l’11,2 provinciale e il 10,8 del Cesenate. Il dato si spiega con la maggiore presenza storica di anziani a Forlì, dove gli over 64 sono il 26,3%. Il comprensorio forlivese ha anche un indice di vecchiaia più alto, 228,3 contro il 225,5 provinciale, il 218,6 regionale e il 216,3 nazionale, e un indice di dipendenza degli anziani di 42,3 contro il 41,2 della provincia.
L’attrattività del territorio, misurata dal tasso migratorio netto, è rimasta di fatto invariata: era 8,5 per mille nel 2000 ed è 8,2 nel 2025. Cambia però la geografia interna. Nel 2025 il Forlivese è più attrattivo (10,1) del Cesenate (6,5), mentre nel 2000 era il comprensorio di Cesena a guidare, con 9,3 contro 7,6. Anche la popolazione straniera segue questo spostamento. Gli stranieri residenti in provincia sono 45.874, il 373,0% in più rispetto al 2000, e la loro incidenza è passata dal 2,7% all’11,6%, sopra il 9,4% nazionale.
L’incidenza è del 12,9% nel Forlivese e del 10,5% nel Cesenate, e oggi il 52,2% dei residenti non italiani vive nel comprensorio di Forlì, mentre nel 2000 la maggioranza, il 52,9%, si trovava in quello di Cesena. Negli ultimi cinque anni gli stranieri sono tornati a crescere in provincia (+0,6%), con un +5,8% nel Forlivese e un calo del 4,6% nel Cesenate.
Lo sguardo al futuro, basato sullo scenario mediano delle previsioni Istat, indica per Forlì-Cesena una sostanziale tenuta demografica, in controtendenza rispetto al calo del 4,6% stimato per l’Italia al 2045 e in linea con la crescita dell’Emilia-Romagna (+1,7%). I residenti dovrebbero salire a 396.422 nel 2030 (+0,8% sul 2025) e a 397.107 nel 2035 (+1,0%), per poi assestarsi a 395.725 nel 2045 (+0,6%). Sarà però una popolazione molto più anziana: l’età media passerà da 47,6 a 48,3 anni nel 2030, a 49,1 nel 2035 e a 50,3 nel 2045, contro i 50 dell’Emilia-Romagna e i 50,7 dell’Italia. Entro il 2045 gli over 64 sfioreranno il 33,5% dei residenti, la fascia 15-64 scenderà dal 62,7% al 56,2% e i giovani da 0 a 14 anni dall’11,5% al 10,3%. L’indice di vecchiaia salirà da 225,5 a 262,8 nel 2030, 302,3 nel 2035 e 326,5 nel 2045, contro i 317,7 regionali, mentre l’indice di dipendenza crescerà da 59,5 a 60,9 nel 2030, 65,5 nel 2035 e 77,9 nel 2045.
La dinamica naturale resterà negativa, con un tasso di crescita naturale stimato a -6,1 per mille nel 2030, -6,0 nel 2035 e -6,6 nel 2045, perché la mortalità, in aumento fino al 13,3 per mille, non sarà compensata dalla natalità, ferma al 6,0 per mille nel 2030 e al 6,7 nel 2045. A tenere in equilibrio la popolazione sarà soltanto il saldo migratorio, che le proiezioni indicano costantemente positivo: +7,9 per mille nel 2030, +6,6 nel 2035 e +6,1 nel 2045. I dati di partenza sono di fonte Istat.