La sera del 9 ottobre 1963, quindi 63 anni fa, una frana si staccò dal Monte Toc e precipitò nel bacino artificiale del Vajont, al confine tra le province di Belluno e Pordenone. La massa di roccia e terra provocò un’enorme ondata che superò la diga, investendo i centri abitati sottostanti e causando una delle più gravi catastrofi della storia italiana. Il disastro avvenne nel bacino idroelettrico realizzato con la diga del Vajont, nella valle omonima, allora in provincia di Belluno e Udine. Oggi, a 63 anni da quella tragedia, il Vajont resta il simbolo di una catastrofe che provocò quasi 2.000 vittime e segnò profondamente la memoria collettiva del Paese.
“Vi invio questo breve ricordo di Tiziana Olivoni – riceviamo tramite una e-mail di Moreno Zoli – giovane insegnante forlivese vittima della tragedia del Vajont. Tiziana era amica di mia madre e il suo nome, nella nostra famiglia, non è mai stato soltanto uno dei tanti nomi legati a quella tragedia. Ho voluto raccogliere questo piccolo ricordo personale perché credo che la memoria viva anche così, continuando a raccontare le persone, le loro storie e ciò che hanno lasciato in chi le ha conosciute“.
In ricordo di Tiziana Olivoni
«Ci sono nomi che, anche se appartengono a una storia lontana nel tempo, continuano a restare vicini, perché qualcuno li ha pronunciati in casa, perché fanno parte dei ricordi di chi abbiamo accanto e perché, in qualche modo, finiscono per diventare anche un po’ nostri. Uno di questi nomi, per me, è Tiziana Olivoni. Nei giorni della tragedia del Vajont, una prima pagina di giornale parlò del crollo della diga, perché in quelle ore confuse nessuno riusciva ancora a immaginare fino in fondo quello che fosse realmente accaduto e quanto terribile fosse stata quella notte.
Tiziana era una giovane insegnante forlivese, aveva appena 29 anni e si era trasferita da poco a Longarone per lavoro. Era amica di mia madre, che ancora oggi ricorda quella partenza, fatta anche di sentimenti contrapposti: la felicità per una possibilità che finalmente arrivava, il timore di andare lontano da casa, ma anche la convinzione, tipica di chi ha tutta la vita davanti, che ce l’avrebbe fatta e che quel nuovo inizio sarebbe diventato il suo futuro. Quel futuro, purtroppo, si fermò lì.
Mi piace ricordarla attraverso le parole di Enzo Croatto, che dal 1960 al 1965 insegnò disegno tecnico alle scuole medie di Longarone e che, nei giorni successivi alla tragedia, raccontò di essersi recato più volte all’ufficio per il riconoscimento delle vittime, cercando i suoi studenti e i suoi colleghi. Uno dei suoi ragazzi riuscì a riconoscerlo da un piccolo anello che si era costruito in laboratorio, ma tra le persone che continuava a cercare c’era anche quella giovane collega arrivata da Forlì, allegra, estroversa, profondamente romagnola, per la quale andare a lavorare lassù doveva essere sembrato quasi come partire per un altro mondo.
I genitori di Tiziana lo chiamavano spesso e ogni volta la domanda era sempre la stessa: “Ha trovato nostra figlia?” Ed Enzo Croatto, ricordando quei giorni, disse semplicemente: “Non l’ho mai trovata”. Una frase che, ogni volta che la leggo, riesce ancora a fare male, perché dentro quelle poche parole c’è tutto: l’attesa di due genitori, la speranza che resiste anche quando tutto sembra perduto e il dolore di una risposta che non arriverà mai. Oggi una fotografia di Tiziana, accompagnata da una lampada votiva, si trova nella chiesa di Santa Maria del Fiore a Forlì, e forse è anche questo il senso della memoria: non lasciare che una persona diventi soltanto un nome dentro un elenco, ma continuare a raccontare chi era, da dove veniva, quali sogni aveva quando è partita e chi ancora oggi la ricorda.
Mia madre la ricorda così, giovane, felice e un po’ impaurita davanti a quella nuova vita che stava cominciando. Dopo tanti anni, ricordarla significa proprio questo: continuare a pronunciare il suo nome, ogni tanto, perché finché qualcuno lo farà, una piccola parte di quella ragazza partita da Forlì per insegnare a Longarone continuerà a restare qui con noi. Tiziana Olivoni, 29 anni. Per non dimenticare». Moreno Zoli