Mi ha raggiunto un amico lettore, ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, istituzione sempre nella mia stima, ammirazione e, perché no, nel mio affetto di cittadino. Con tono pacato mi ha esternato la sua amarezza per i dubbi, i sospetti, insomma le ombre che le vicende del noto delitto di Garlasco gettano sulla nostra amata Benemerita.
Ho compreso il suo stato d’animo: finché tutto va bene, solo lodi, poi, alla prima pecca, magari qualche possibile mela marcia, subito inevitabili le critiche, persino generalizzate a tutta la comunità dei Carabinieri, indiscutibili servitori dello Stato per la difesa, la sicurezza di noi cittadini, delle nostre istituzioni, delle giuste regole del reciproco buon vivere. È una circostanza che a volte ricorre quella di buttare via tutto il cesto di frutta soltanto per pochi frutti guasti.
Certo, può esistere qualche donna o uomo della gloriosa Fiamma a tredici punte che non faccia appieno e bene il proprio dovere, ma questo è ben lungi dall’affermare che un’eventuale, cattiva e circoscritta condotta possa giustificare un’insensata accusa generalizzata all’Arma dei Carabinieri di tradimento, corruzione, addirittura di fuga, vigliaccheria nel non ammettere proprie responsabilità. Questo è inammissibile perché volgare, come sempre è nei modi di chiunque, volutamente o no, ignori lo spessore, la vicenda di chi bersaglio della sua immotivata critica.
Erano, forse, venduti, corrotti e vili il vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, il brigadiere Giuseppe Lombardo, il tenente Alfredo Sandulli Mercuro, eroici Carabinieri della Seconda Guerra Mondiale sino al sacrificio estremo per la libertà e la vita altrui? Cose vecchie, dirà qualcuno? Bene, allora, che dire dal 1961 al 2020 dei ben 245 Carabinieri, “vittime del dovere” ovvero caduti nell’adempimento del loro impegno: anch’essi venduti, corrotti e vili? E tanto per chiudere, venduti, corrotti e vili tutti i carabinieri che ci fa comodo pensare subito precipitevoli in nostro soccorso in caso di necessità o pericolo?
Come tutte le forze dell’ordine e di soccorso, i Carabinieri sono stati, sono e saranno sempre un saldo, valido presidio di tutela del bene singolo e collettivo: un presidio così fermo nella fedeltà ai suoi valori da poter risultare anche scomodo, come risulta storicamente, al potere in carica. A conferma di questo, ad esempio, l’ordine con protocollo riservato del 6 ottobre 1943, sopra in foto, oggetto “disarmo dei carabinieri in Roma”, impartito dal Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani, Ministro della difesa nazionale, a seguito della “inefficienza numerica morale e combattiva dell’Arma dei CC.RR. (Carabinieri Reali, N.d.A.) in Roma.”
Guarda caso, quest’ordine a 26 giorni dagli scontri del 10 settembre ’43 a Porta San Paolo a Roma, dove, appena dopo l’armistizio, Carabinieri Reali e Granatieri di Sardegna si unirono a gruppi civili armati per contrastare l’occupazione tedesca della capitale. Pure, allora, la Fiamma a tredici punte della Benemerita fu venduta, corrotta e vile? E, in continuità con quel passato, forse venduti, corrotti e vili i tre giovani Carabinieri Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini, caduti il 4 gennaio ‘91 al quartiere Pilastro di Bologna sotto i colpi della banda della Uno Bianca? Infine, oggi, per caso venduti, corrotti e vili gli efficienti, instancabili, sempre vigili Carabinieri di Forlì?
Franco D’Emilio