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Bicentenario Silvestro Lega: tra meriti culturali e lacune gestionali

Di Staff 4live Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 2 ottobre 2026
Bicentenario Silvestro Lega: tra meriti culturali e lacune gestionali

«Celebrare il Bicentenario di Silvestro Lega è certamente un dovere culturale e un atto di profondo orgoglio per Modigliana, terra intimamente legata alla luce e alla rivoluzione cromatica della Scuola dei Macchiaioli. Proprio per l’importance di questo anniversario, un’analisi critica della mostra in corso è necessaria per comprendere se lo spessore del nostro “Vestro” sia stato pienamente valorizzato o se l’evento avrebbe potuto essere gestito meglio per raggiungere un risultato migliore.

Dal punto di vista museale e storico-artistico, personalmente ho notato alcune contraddizioni di rilievo che partono dall’isolamento concettuale in cui Lega è stato relegato fin dal titolo. Parlare nominalmente di “Silvestro Lega. La causa della Patria, la causa dell’Arte” senza esplicitare nel titolo stesso l’apertura ai maestri coevi genera una parziale confusione. Sul piano storiografico, l’assenza del ritratto del vescovo Melini priva il visitatore di un tassello importante, essendo stato egli stesso il tramite per la committenza delle celebri quattro Lunette eseguite tra il 1857 e il 1863 e che rappresentano un punto di passaggio cruciale tra la pittura Accademica (i Maestri Ciseri e Mussini) e quella della Macchia.

Un’esclusione che forse tradisce una lettura forzata, dato che il Melini mantenne una posizione tradizionalista e fedele al potere pontificio, ben lontana dagli ideali unitari risorgimentali. Se questa sua posizione, ha determinato il criterio di scelta del Comitato scientifico, potrebbe essere compreso. Ma in questo caso l’esposizione del ritratto di Bartolomeo Campi dell’Accademia degli Incamminati, figura del tutto estranea alle vicende dell’Unità d’Italia, sarebbe un elemento del tutto incoerente.

Inoltre l’esposizione risulta mutilata dall’assenza di ben tre delle quattro lunette della Madonna del Cantone, ospitando unicamente quella della “Carestia”. Eppure, tra gli elementi di maggiore interesse e riscatto storico vi è il ritorno eccezionale a Modigliana – esattamente a cento anni dall’ultima esposizione del 1926 – del quadretto raffigurante “Don Giovanni Verità e il generale Cialdini”, opera lungamente considerata dispersa e generosamente concessa da una collezione privata. Una gemma in un contesto gestionale altrimenti carente, segnato dall’assenza totale di guide d’arte specializzate e dalla mancanza di un catalogo ufficiale (a tal proposito allego [1] la mia segnalazione alla casa editrice Dario Cimorelli di Milano, che avrebbe dovuto fornire tale catalogo al bookshop). A onor del vero, una mostra magnifica per allestimento, bellezza dei dipinti, e gentilezza del personale, con un potenziale di richiamo straordinario, quindi un peccato per queste lacune anche nella comunicazione.

Accanto ai capolavori di Silvestro Lega troviamo alcune opere di altissimo livello dei Macchiaioli fra i quali Odoardo Borrani, Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. L’inserimento nel percorso espositivo di maestri coevi anche non macchiaioli, come i milanesi Fratelli Induno, autori di una finissima pittura di genere (ne è un esempio la scena delle due donne nella bottega dell’antiquario) non è ben argomentato. Inserire il realismo narrativo e l’impianto chiaroscurale degli Induno – strutturalmente legati all’accademismo di Brera – senza un solido apparato critico che ne spieghi il contrasto formale con la rivoluzione della “macchia” di Lega, non fa che disorientare il pubblico.

Riguardo l’accostamento dell’arte contemporanea all’opera leghiana, a mio parere sarebbe stato più onesto e interessante (come ci suggerisce la prof Alba Maria Continelli massima esperta locale dell’argomento) stabilire invece un parallelo con la pittura post-macchiaiola e le successive derivazioni evolutive verso l’arte moderna novecentesca. I tentativi di istituire un corrispettivo speculare tra Silvestro Lega e le arti contemporanee, non sono molto convincenti, anche se apprezzabili per il sentimento comunitario.

Filologicamente coerente e profondamente adeguata, invece, la narrazione fotografica del Cinema, dove il regista Luchino Visconti autore di “Senso” e de “Il Gattopardo” ha fatto una grandiosa e commovente ricerca sulla luce, sulle “macchie” di colore e sulle atmosfere quotidiane e risorgimentali all’interno della propria estetica cinematografica. Ecco lì, secondo me, c’è davvero un dialogo diretto con la pittura dei Macchiaioli e di Silvestro Lega. I miei complimenti dal profondo del cuore a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita delle iniziative per il Bicentenario della nascita di Silvestro Lega».

Patrizia Diamante diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze con una tesi di storia dell’arte su “Silvestro Lega e i Macchiaioli toscani”.

L'autore

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