Ieri sulla stampa locale la notizia dell’insediamento, il 1° ottobre, della “Cabina di regia regionale per una strategia di sviluppo infrastrutturale coordinato dei quattro aeroporti attivi in Emilia-Romagna”. Lo so, la definizione del nuovo, pletorico organismo è lunga, quindi prendete pure fiato, vi servirà per smaltire l’apnea di qualche sorpresa, qualche dubbio, qualche perplessità che segue.
A detta cabina ha partecipato tutto il gotha, politico e non, pubblico e privato, della gestione aeroportuale emiliano-romagnola, quello che solitamente resta perlopiù con i piedi a terra, preferendo che sia dei viaggiatori, dei piloti e tanto personale addetto il rischio di far decollare e volare economicamente gli aeroporti della nostra regione. Dunque, l’assessora regionale ai trasporti Irene Priolo, fra l’altro presidente di detto organismo “cabinato”, poi l’assessora, sempre regionale, al turismo Roberta Frisoni, quindi i sindaci o i delegati dei quattro Comuni, sede di scalo aeroportuale (Parma, Bologna, Forlì e Rimini), e, a concludere, i gestori dei nostri quattro aeroporti, fra questi l’A.F. S.r.l., società a capitale interamente privato, dal 29 ottobre 2020 alla guida dello scalo forlivese.
Altalenanti, finora, le vicende e le fortune dell’aeroporto forlivese, tanto da puntare ora molto nella recente cooptazione di Ravenna nella denominazione sia dello scalo che della stessa società di gestione AF: speriamo non all’insegna di un proverbiale “mal comune mezzo gaudio”. Però chi è spuntato a sorpresa dal cilindro, quale secondo rappresentante della società AF? Marco Di Maio, proprio lui, l’ex deputato, prima del PD, poi di Italia Viva, sempre sul filo della conveniente opportunità personale, e, adesso, come si legge in rete, “fondatore e CEO di MDM Advisor & Partners, società di pubblic affairs e relazioni internazionali”.
In parole povere semplicemente un lobbista ovvero una persona che cerca di indirizzare, manovrare le decisioni delle istituzioni politiche e legislative nell’interesse, palese o sotterraneo, di aziende, associazioni o gruppi di interesse. L’ex deputato piddino e renziano Marco Di Mario è un lobbista di interessi particolaristici, dunque fuori da vantaggi diretti principalmente alla comunità dei cittadini. Allora, se presente come secondo rappresentante a sorpresa della società A.F. S.r.l. nella neocostituita “cabina aviatoria regionale”, quale mai il contenuto, il fine di questo inatteso ruolo di Marco Di Maio?
Fra l’altro, a detta cabina già partecipava Riccardo Pregnolato, “accountable manager” ovvero dirigente responsabile di AF Srl: ah, se solo si parlasse chiaro senza tanto fumo linguistico della perfida Albione! Comunque, come fiume carsico, Marco Di Maio è riapparso, novello Icaro a spiccare il volo su probabili manovre, tatticismi e tornaconti aeroportuali. Prendendo spunto dal titolo di un celebre romanzo di Vasco Pratolini, Marco Di Maio è davvero esemplare “Eroe del nostro tempo” della sgangherata sinistra italiana, perfetta pendant di una destra altrettanto scassata.
Si sa, sono sospettoso e impertinente, ma il sindaco forlivese Zattini sapeva o ignorava l’apparizione del lobbista Di Maio all’insediamento della nota “cabina aviatoria”? Forse, brancolava nel buio come nel caso di Claudio Miccoli, il consigliere comunale del centrodestra a Faenza, annunciatore delle sue dimissioni per non risultare incompatibile con l’imminente incarico, di cui niente risulta ufficialmente a diverso livello forlivese, di responsabile del piano strategico di Forlì e della sua Area Vasta? Forse, Zattini sa, ma tace, preferendo sempre fare l’indiano che finge di non capire, non sapere, non accorgersi dei botti che gli scoppiano attorno.
Chissà perché mi viene in mente un sindaco Zattini, vigile urbano “centrista” su una pedana di legno, proprio come i “pizzardoni” romani, immortalati da Alberto Sordi e Aldo Fabrizi, quindi intento a dirigere, ad assecondare un traffico cerchiobottista di interessi, sì da accontentare sia la destra che la sinistra forlivese. Intanto, mentre la politica gioca il suo sotterraneo “Monopoli”, compreso quello aeroportuale, sul futuro di Forlì, i forlivesi vengono distratti, illusi e turlupinati con le celebrazioni dei grandi ideali risorgimentali o con il patinato copia-incolla su Bell’Italia dell’opaco splendore cittadino.
Franco D’Emilio