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W i nonni, purché facciano i nonni: la festa di Forlì e lo stereotipo della nonnanza

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 28 settembre 2026
W i nonni, purché facciano i nonni: la festa di Forlì e lo stereotipo della nonnanza

Proprio adesso ho finito di leggere il programma di “W i nonni. Tre giorni di iniziative per festeggiare e ringraziare i nostri amati nonni nel giorno della loro festa”, manifestazione promossa dal 2 al 4 ottobre dal Comune di Forlì, allineato così alla celebrazione nazionale della nonnitudine o nonnanza ovvero l’essere nonno. Che bello, però, vedere assieme, in piedi sul balcone del palazzo comunale, le spalle alla piazza, il sindaco Zattini e il vicensindaco Bongiorno, entrambi sorridenti “municipali reggitori de lo bando di tanta ricorrenza”!

Di grande significato, poi, che dietro i due, nonno Zattini e Bongiorno nipotino, quest’ultimo forse un tantino cresciutello, ma ci può stare, s’intravedano il campanile svettante di San Mercuriale e l’amata bandiera tricolore: impareggiabile sfondo “Dio, Patria e Famiglia” ai due apicali testimoni cittadini della continuità generazionale. Al riguardo, acutamente e con tanto affetto, sindaco e vicesindaco “evidenziano come i nonni rappresentino una risorsa preziosa per la crescita dei nipoti e per la continuità della memoria e delle tradizioni.”

E sai che novità, succosa di originalità! Per dirla alla fiorentina: Roba da far venire l’uggia alla bazza! Il programma della tre giorni nonnesca pare prevalentemente ispirato al ruolo degli anziani, badanti dei nipoti e a questi raccontatori di illusorie novelle di ciò che sarebbe bello fosse, ma mai sarà. Che falsità questo stereotipo della nonnanza, il termine non allarmi i puristi della lingua perché lo cita la Treccani, che si applica, ormai, a un’Italia e una Forlì, soltanto ideali.

Oggi, fare il nonno non significa sempre coronare il pensionamento, ma vuol dire assai spesso aggiungere un altro impegno al lavoretto, perlopiù in nero, per integrare la misera pensioncina: insomma, badare i nipoti è il più delle volte un aggravio della propria vecchiaia, già oberata dalle file alle Poste, agli sportelli dell’Asl e dalla ricerca del discount con il miglior “tre per due”. Soprattutto, non dimentichiamolo, i nonni sono costretti a coprire le magagne dei Comuni e dello Stato per quanto riguarda gli asili, i centri estivi, compresi costi e orari.

Riepilogo in breve il succulento programma forlivese W i nonni: un laboratorio creativo, poi letture in biblioteca, infine una merenda con spettacolo di burattini, chissà se presente Pinocchio. Tutto questo sempre nonni e nipoti assieme, mai per i primi un attimo di pace da soli. Anche nel giorno della loro festa ai nonni, italiani e forlivesi che siano, non resta che rassegnarsi a porre i propri zebedei sull’incudine per martellarseli con la stessa forza di Vulcano sulla nostra trascorsa moneta da 50 lire.

Che festa triste quella del Comune di Forlì per i suoi nonni! Penso che sindaco, vicesindaco e qualche assessore avrebbero potuto per l’occasione promuovere un corso di formazione per nonni “umarell”, al fine di assicurare, ad esempio, un qualificato monitoraggio dei lavori senza fine in alcuni cantieri comunali forlivesi. Oppure sarebbe stato utile un corso teatrale per nonni, quali figuranti di rievocazioni medievali, rinascimentali e risorgimentali, almeno mai dimentichi di sfilarsi l’orologio dal polso.

Ancora di più, sarebbe di grande significato l’eventuale attribuzione del Sigillo di Caterina a qualche nonno, distintosi per meriti sociali, culturali, politici e, perché no, per particolari difficoltà familiari, anziché a taluni frequentatori di corte. E perché mai escludere, sempre riservato ai nonni, un corso per ciceroni-guida della città, giusto per rompere l’attuale monopolio dei soliti “Io, Poldo e Baffino”, illustratori monopolisti della storia cittadina.

Infine, perché non più musica, più ballo, più occasioni d’incontro per una festa davvero d’allegria che, magari, pure nella solare bellezza di una romagnola faccia volare e sognare i nonni oltre un nostalgico “amarcord”?

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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