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A Forlì la politica di “Portobello”

Di Franco D'Emilio Leggilo in 2 minuti
Aggiornato: 26 settembre 2026
A Forlì la politica di “Portobello”

Dappertutto, i provincialotti assomigliano spesso a pappagalli parlanti. Se quest’ultimi sanno solo imitare passivamente i suoni circostanti, compresa la voce umana, facendo vibrare la siringe, rudimentale strumento vocale, così i provincialotti, tutti perlopiù di marcata limitatezza culturale, si limitano, senza alcun spirito critico, a far proprio e ripetere quanto detto da altri, di solito persone che essi stessi ritengono interpreti autorevoli del loro ottuso sentire, del loro giudizio sempre grossolano, del loro “pancismo” opportunistico e facilone.

Nella politica attuale i provincialotti-pappagalli parlanti non mancano affatto, a destra come a sinistra, spesso addirittura eletti a incarichi istituzionali, e neppure mancano a Forlì, ove se ne registra un campionario, soltanto capace di indurre sgomento collettivo. I partiti decidono, candidano e provincialotti-pappagalli, anche a Forlì, vengono candidati, rispondendo bene alla logica “ubbidisci, zitto e mosca!”, a volte tanto conveniente ai vertici di partito.

Come tutti i provincialotti-pappagalli parlanti, anche quelli forlivesi sfoggiano audace autoreferenzialità e confidano nella personale ubiquità onnipresente; poi, confondono la storia con maldestre sceneggiate e, magari, l’arte contemporanea con un magistrale copia e incolla; ancora, sono sempre versatili, pure a guidarvi ovunque, illustrandovi ciò che è stato e, invece, sarebbe potuto essere se, per dirla con le parole dell’ex Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, un “destino cinico e baro” non si fosse messo di traverso.

Infine, ciliegina sulla torta, anche i provincialotti-pappagalli forlivesi dissertano su tutto, accanitamente persino sul trito paradosso aristotelico se l’uovo sia nato prima della gallina, ma sempre con originale, scontata banalità e senza mai un passo avanti: è questa la loro piena consapevolezza di sopravvivere sull’orlo di un abisso sul cui fondo è già solitamente precipitato il proprio uditorio, travolto da micidiale tedio.

Intanto, dalle sedi dei partiti forlivesi, di destra come di sinistra, risuona lo stesso, unico, ossessivo insegnamento di formazione dei nuovi quadri di provincialotti-pappagalli: Poorto..bello, Por..tobello …. Sì, proprio come Enzo Tortora col suo pappagallo, però vero di Portobello, ma, allora, era un gioco, oggi, invece, è una realtà grottesca, drammatica della politica forlivese.

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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