Mercoledì 19 agosto, nel parco della cantina della tenuta Piccolo Brunelli in Strada San Zeno di Galeata, Max Paiella porta in scena “Serenate Coniglie”, spettacolo di cui è autore e interprete. L’appuntamento, evento di punta dell’estate organizzato dalle Pro Loco di Galeata e San Zeno insieme alla Cooperativa di Comunità di San Zeno, è curato dalla direzione artistica di Giancarlo Dini per “Dire Fare”.
La serata inizia alle ore 19,30 con una cena a buffet e prosegue alle ore 21,30 con lo spettacolo. Si tratta di un viaggio ironico, brillante e nostalgico alle radici della storia musicale e sociale italiana, pensato per riscoprire quell’“orecchio” che il Paese ha sempre avuto e che negli ultimi decenni sembra aver smarrito. Ancora oggi restiamo suggestionati dalle melodie del boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta, ma la tradizione artistica italiana affonda le origini molto più indietro, a partire dal Seicento, quando il Paese si impose per secoli come protagonista assoluto della scena musicale mondiale. Cosa è successo dopo?
Forse, come cantava Renato Carosone, abbiamo cominciato a “fare gli americani”, perdendo il filo della nostra identità. Eppure quel legame ancestrale con la grande canzone italiana resiste: se di notte, in un vicolo di Roma, in una calle di Venezia o in una strada di Napoli, qualcuno intona “Guarda che luna”, la risposta istintiva è ancora “Guarda che mare!”.
Un riflesso incondizionato che contrasta nettamente con la perplessità generata dalle sonorità contemporanee della trap, di fronte alle quali – osserva Max Paiella con la sua consueta verve – spesso non battiamo ciglio, scambiandole quasi per un attacco di colite o per una digestione difficile. In scena, circondato da oggetti fluttuanti che simboleggiano le grandi canzoni rimaste sospese nei pensieri e nel cuore, Paiella guida il pubblico in un itinerario spassoso e ricco di dettagli, capace di intrecciare le origini artistiche con quelle sociali e politiche del Paese.
Per compiere questa operazione di memoria e divertimento, come ricordava Enzo Jannacci, “ci vuole orecchio”. L’Italia quell’orecchio lo possiede da sempre: si tratta soltanto di ritrovarlo. Il consiglio agli spettatori è semplice: iniziare a frugarsi nelle tasche già prima di sedersi a tavola.