Apprendo la notizia di un nuovo bagno pubblico, ora disponibile a Forlì in piazza XX settembre e parte di una rete di servizi igienici, strategici all’occorrenza. Sicuramente utile, perché rispondente a bisogni, spesso inattesi, pressanti, persino imbarazzanti, non sottovalutabili e trascurabili in talune loro ondate di piena.
Leggo che tale ultimo bagno pubblico, strategicamente collocato in prossimità del Palazzo di Giustizia, luogo capace di indurre timorose contrazioni viscerali, risulta preziosamente autopulente, privo di barriere architettoniche e dal costo modico di 50 centesimi, carta igienica compresa, come fare senza. Che vogliamo di più: meno dell’euro per prelevare un carrello vuoto per la spesa al supermercato, ma col vantaggio di liberarsi di tutto e di tanto, perché no lenire l’incontinenza di quella “prostata enflanada”, cantata da Checco Zalone.
Dunque, in aggiunta a quelli già esistenti, un bagno pubblico, nuovo impianto di una rete infrastrutturale, sempre più estesa, di servizi igienici, rispondente ad un’esigenza della società forlivese. Su questo posso concordare, ma dissento dall’affermazione che il bagno, appena inaugurato e aperto alla frequentazione dei forlivesi, risponda ad un’opera di riqualificazione dell’area circostante.
Per riqualificazione s’intende propriamente il recupero, la rivalutazione di un’area, di un immobile per accrescerne il valore, materiale e sociale, e la funzionalità pubblica o privata, quindi cosa mai c’azzecca un bagno pubblico col concetto di tale finalità? Perché mai svilire, ridurre la riqualificazione, collocandola in cesso, per dirla dantescamente, come nel la Divina Commedia, canto XVIII dell’Inferno? Un bagno pubblico è solo un utile servizio igienico di ordinaria, ripeto ordinaria, erogazione, dunque immeritevole di tanta grancassa inaugurale.
Se, invece, l’inaugurazione di un nuovo bagno pubblico rientra nella strategia comunicativa degli obiettivi, perseguiti dall’attuale giunta comunale forlivese, beh allora siamo davvero messi male, tanto da correre frettolosamente al WC!
Franco D’Emilio