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Quando il sindaco comunista Giorgio Zanniboni accolse Papa Wojtyla

Di Gabriele Zelli Leggilo in 6 minuti
Aggiornato: 6 maggio 2026
Quando il sindaco comunista Giorgio Zanniboni accolse Papa Wojtyla

Nel febbraio del 1986 il sindaco Giorgio Zanniboni (1935-2011) mi incaricò di seguire, per conto del Comune di Forlì, l’organizzazione della tappa forlivese del viaggio di Papa Wojtyla in Romagna. Ero stato eletto assessore da pochi mesi e la decisione mi sorprese. Nello stesso tempo mi fu chiaro che l’impegno da assolvere sarebbe stato molto delicato, difficile ma nel contempo stimolante e importantissimo, in quanto l’ultima presenza di un Papa in Romagna risaliva addirittura a prima dell’Unità d’Italia. Oltretutto contro lo Stato Pontificio e per il suo superamento in un’unica nazione erano stati determinanti le lotte portate avanti nei decenni da un nutrito gruppo di forlivesi come: Piero Maroncelli, Aurelio Saffi, Giovita Lazzarini, Antonio Fratti, Carlo Matteucci, Alessandro Fortis, solo per citare i più noti.

Quelli che precedettero la visita furono giorni convulsi e carichi di tensione per risolvere al meglio i tanti problemi che la complessa macchina organizzativa, che investiva altri enti e soggetti, doveva affrontare. Il sindaco Zanniboni, un fiero iscritto al Partito Comunista Italiano, fu sicuramente tra i primi a comprendere la portata storica dell’evento, tanto che sia il sottoscritto sia gli uffici preposti avevano avuto la precisa indicazione di fare in modo che Forlì si distinguesse in tutto e per tutto nell’accoglienza del Pontefice. Una collaborazione corale riuscì a trasformare la giornata dell’8 maggio 1986 in un momento da annuali di storia per la nostra città. In quell’occasione tutti gli appuntamenti della fittissima agenda del Papa furono coronati da successo e alla sera di quell’interminabile giorno si respirava ovunque una generale soddisfazione per l’andamento della prestigiosa visita papale.

A distanza di quarant’anni intendo mettere in risalto l’importante intervento di saluto che Giorgio Zanniboni rivolse a Papa Wojtyla, scritto personalmente e che, come da cerimoniale, doveva essere brevissimo. Ma nella brevità il sindaco seppe esprimere concetti storici e sociali di grande rilevanza, oltretutto di grande attualità ancora oggi.

Com’è noto, partito in elicottero alle ore 10,30 dell’8 maggio 1986 dalla Città del Vaticano, il Santo Padre giunse a Forlì nel campo sportivo dell’ex Collegio Aeronautico alle ore 11,40, accolto dal cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, da mons. Giovanni Proni, vescovo di Forlì, dal senatore Giovanni Spadolini, Ministro della Difesa, in rappresentanza del Governo Italiano, dall’Ambasciatore d’Italia alla Santa Sede, dal Presidente della Regione e dal Presidente dell’Assemblea Regionale, dal Presidente della Provincia, dal Prefetto e dal Sindaco di Forlì.

Nell’atrio dell’istituto Papa Wojtyla ricevette l’omaggio di tutti i vescovi della Regione, poi uscì nell’adiacente piazzale e tra due ali di folla raggiunse a piedi il palco collocato davanti al Monumento ai Caduti di piazzale della Vittoria. Dopo aver offerto una corona di fiori, con la scritta: “S. S. Giovanni Paolo Il a tutti i Caduti di Romagna”, il Papa si trattenne brevemente in preghiera all’interno della contigua cappella votiva. Poi il sindaco Giorgio Zanniboni si rivolse al Papa con le seguenti parole: “Le porgo il saluto cordiale e caloroso degli Amministratori della città e di tutti i Forlivesi. La ringraziamo per la Sua visita, breve ma significativa, che avviene 129 anni dopo quella di Papa Pio IX, e interpretiamo gli incontri, che avrà in questi giorni con le popolazioni della Romagna, come un segno dei tempi nuovi, maturati in questa terra, ricca di tradizioni civili e di diverse, radicate, ispirazioni ideali: frutto di una storia complessa, che nel suo svolgersi ha espresso, particolarmente con la Resistenza e la lotta di Liberazione, una auspicata ricomposizione, con la partecipazione unitaria del popolo e delle forze politiche a tali vicende, i cui obiettivi furono la libertà, la giustizia e la pace“.

Il superamento di storici steccati, la proverbiale operosità dei forlivesi e il grande slancio degli anni più recenti –sono ancora parole di Zanniboni – consentono di accogliere la Santità Vostra in una città sviluppata, dove il progresso economico e l’aumento del benessere si sono accompagnati alla crescita civile, testimoniata dal rispetto delle idee e delle diverse esperienze, dalla partecipazione democratica, dalla presenza di una articolata struttura di servizi sociali. Per quanto è possibile, in una società che induce alla mercificazione e all’individualismo più sfrenati, si è cercato di difendere la vita dell’uomo e di dare ad essa più alti significati, promuovendo la solidarietà fra le persone, ponendo la massima attenzione ai problemi dell’infanzia, degli anziani, degli strati sociali più deboli ed emarginati, alla educazione dei giovani e delle famiglie, sostenendo l’associazionismo e la cooperazione nelle loro multiformi espressioni. Quello assuntoci è stato ed è un impegno difficile, poiché i meccanismi decisionali, che presiedono al governo della società, non sono controllabili dalla periferia e spesso si determina una sproporzione fra obiettivi da raggiungere e mezzi a disposizione. Siamo colti dall’angoscia, quando non riusciamo a rispondere positivamente alla acuta domanda sociale, che costantemente ci perviene. È il caso dell’occupazione dei giovani, vanificata dalla concezione e dall’uso distorto della scienza e delle nuove tecnologie, fonte di profondo malessere, di devianze e di autentica ingiustizia. Di fronte alla fame nel mondo, ai conflitti sanguinosi in atto, al terrorismo, che colpisce soprattutto gli innocenti, al rischio di una guerra, che distruggerebbe il genere umano, ci sentiamo sgomenti. Ma forte è la volontà di reagire alle contraddizioni del nostro tempo, alle paure, che gravano sulla umanità“.

Alla Santità Vostra, che così insistentemente richiama l’attenzione verso i giovani e le loro esigenze, che con tanto impegno sollecita i governi a compiere scelte di pace – concluse il sindaco – indirizziamo i nostri voti, affinché l’opera intrapresa abbia successo. Consideriamo il presente momento cruciale per l’umanità intera. I comuni propositi devono convergere, tutte le persone di buona volontà devono agire per la salvezza dell’uomo, per una vita più ricca di idealità sociali, spirituali e morali“.

Gabriele Zelli

L'autore

Gabriele Zelli
Gabriele Zelli

Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.

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