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A Predappio l’antifascismo sopravvissuto all’antifascismo

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 17 aprile 2026
A Predappio l’antifascismo sopravvissuto all’antifascismo

Sollecitato dal suo tema, prendo spunto dallo spettacolo “Come il fascismo è sopravvissuto al fascismo”, stasera previsto al Teatro Comunale di Predappio con intervento finale, probabilmente il solito comizio di nostalgica propaganda resistenziale, dell’assessora regionale alla cultura Gessica Allegni. Tutto organizzato dall’irriducibile arcipelago di associazioni e partiti, esistenzialmente costretti a vedere, ad agitare ovunque l’infondato, pure stupido pericolo di un ritorno al Fascismo.

Sicuramente, nell’aprile 1945 è morta la dittatura fascista, violentemente liberticida e militarista, colonialista e razzista, ma assolutamente non è mai finito il Fascismo quale movimento ideologico e politico della destra nazionalista, filoccidentale, fortemente sostenitrice delle radici e dei frutti culturali, identitari della comunità nazionale. Questo Fascismo, anche tanto pragmatico ed evolutivo nella sua libertà di pensiero, aliena da dogmi e schemi ideologici, quindi logicamente e progressivamente mutevole, ha continuato ad esistere, a trasformarsi nella sua volontà di interpretare la politica italiana.

Dunque, in questo senso, continuità dopo la frattura storica del 25 Aprile ’45, capolinea del regime mussoliniano, ma non della idealità e della prassi fascista. Già, lo storico Federico Chabod individuava questo fattore di continuità-frattura, in tempi più recenti, nel ’98, non solo confermato, ma pure ulteriormente indagato con risvolti inaspettati,  dal più giovane storico Paolo Buchignani con il suo “Fascisti rossi. Da Salo al PCI, la storia sconosciuta di una migrazione politica (1943-53)”. In entrambi i casi, si tratta di studi e conclusioni, risultanti dalla consultazione di vasta documentazione storica.

Dagli studi di Buchignani addirittura l’evidenza incontestabile che l’antifascismo, comunista e non, è sopravvissuto grazie all’apporto di numerosi  dirigenti e politici fascisti, si pensi ai tanti prefetti, questori e capi d’impresa, irretiti dallo stesso Palmiro Togliatti ed altri resistenti vincitori, magari con la promessa, spesso persino ricattatoria, di un’esclusione dall’epurazione. Lo stesso Togliatti che nel dicembre ’44, Roma e Pistoia già liberate, incontrava nella sede romana del PCI, allora in via Nazionale 243, il repubblichino pistoiese Licio Gelli, appositamente accompagnato dai tre partigiani Bruno Tesi, Nello Lucchesi e Alcide Carradori, su incarico di Italo Carobbi, comandante delle forze partigiane comuniste nella provincia di Pistoia.

L’antifascismo togliattano trattò cosi l’impunità del fascistissimo Gelli dalle sue colpe, sulla base di una giusta ripartizione, naturalmente a favore del PCI, delle 20 sulle 60 tonnellate d’oro del tesoro del Regno di Jugoslavia, finite, appunto, nelle mani del piccolo, ma pericoloso gerarchetto pistoiese. Non e’ una storia da poco, fra l’altro ampiamente indagata e documentata nel ’96 sia dal giornalista Gianfranco Piazzesi nel libro “La caverna dei sette ladri”  che da Mario Ajello e Pasquale Chessa nella loro inchiesta “L’oro di Gelli. Anatomia di un mistero rosso-nero”, pubblicata sul settimanale Panorama.

Tutto questo per significare quanto il titolo dello spettacolo predappiese dovrebbe già aggiornarsi in “Come il Fascismo è sopravvissuto al fascismo con la complicità dell’antifascismo”. Ancora oggi, invece, questa verità storica confligge con la narrazione storica antifascista. L’odierno antifascismo è in massima parte infondato, pretestuoso: da una parte, rappresenta soltanto la strumentale forzatura, utile a emarginare a priori ogni espressione, pur rinnovatasi, della destra, non solamente quella storicamente legata al Fascismo; dall’altra, ancora di più costituisce lo strumento capillare del controllo egemonico politico e culturale dell’antifascismo su chi possa essere partecipe o no della vita democratica.

Inoltre, concrete ragioni innegabili sottendono all’inconsistenza del corrente antifascismo: perché innanzitutto  non vi è mai stata, pure per la mancanza di una piena volontà attuativa, una vera “defascistizzazione”; perché non è riuscita la rimozione della memoria fascista; perché tante espressioni dell’era fascista sono state necessariamente accolte, metabolizzate come utili e partecipi dell’Italia repubblicana e democratica. Soprattutto, un’evoluzione positiva ha segnato lo sviluppo dell’esperienza politica della destra postfascista dal MSI ad Alleanza Nazionale e Fratelli d’Italia; invece, soltanto negativa, contradditoria, incline all’autocancellazione, pure ripetuta, della propria identità, si e’ rivelata e si rivela l’evoluzione del fronte antifascista.

Oggi, l’antifascismo è fallimentare e impopolare alla fine di una sua vergognosa metamorfosi: ha scelto ripetute strade sbagliate, ha favorito governi con banchieri e potenti, si è lasciato andare alla volontà antidemocratica di governare a tutti i costi, preferendo i giochi di palazzo al mandato elettorale. Altra cosa, poi, discutere degli eccessi della destra come della sinistra estreme, dei quali stasera Gianni Cipriani, autore dello spettacolo predappiese, non mancherà di raccontare tanta infamia contro la destra, manipolando, invece, la verità sull’estremismo e il terrorismo rossi.

La sconfitta dell’antifascismo che malamente sopravvive a se stesso, marcato strettamente dal fascismo che è sopravvissuto, vive ed evolve nella democrazia, è nettamente segnata dall’esistenza dell’attuale governo, legittimamente in carica per ampio consenso elettorale. Tutto il resto sono futili chiacchiere di un antifascismo parolaio e demagogico, stasera plaudente nel teatro di Predappio.

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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