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In un romanzo giallo la crisi della sinistra italiana

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 10 marzo 2026
In un romanzo giallo la crisi della sinistra italiana

La crisi della sinistra italiana è da tempo durevolmente palese, innegabile. La sinistra nega questa sua rovinosa decadenza e tale negazione è giustamente coerente solo con la propria ostinazione a credere e, peggio ancora, a far credere che dalla sua natura frammentaria, pure contradditoria di partiti e partitelli, di quest’ultimi patetica la pidocchiosa miriade degli epigoni del vetero comunismo, possa davvero, nonostante tutto, nascere un unico, complessivo progetto politico, saldo riferimento per l’Italia odierna.

Invece, non è affatto cosi e lo conferma la frequenza con la quale tutta la sinistra si presenta divisa in parlamento, magari con diverse mozioni in disaccordo, se non conflittuali tra loro. È la conseguenza di un ruolo politico ambizioso, ma vano poiché fragile nelle sue premesse e nelle sue proiezioni. Adesso più che mai, la sinistra italiana paga le conseguenze di risultare solamente l’infelice sodalizio, costituito dalla nostalgica rimpatriata di sopravvissuti alla diaspora partitica della Prima Repubblica: sopravvissuti, al momento privi di consenso elettorale maggioritario e, fra loro, soltanto coesi dalla preconcetta ostilità alla destra controparte, ora al governo, accusata, stucchevolmente a vanvera, di retrivo conservatorismo e risorgente animosità fascista.

Unicamente ed inequivocabilmente conservatrice, invece, la sola sinistra sulla base del suo obiettivo immobilismo per le irrisolte contese al suo interno: quella tra moderatismo ed estremismo, riguardo al metodo politico; quella tra riformismo e radicalismo, riguardo alla finalità politica; infine, quella tra liberalismo e statalismo, riguardo alla gestione economica della nazione. Tutto questo, soprattutto nel Partito Democratico, cristallizzato nella diversità di correnti, correntine e pulci con la tosse, interessate perlopiù alla logica spartitoria, prestabilita del partito che non all’audacia costruttiva della proposta politica. Soltanto capaci di scimmiottare alla peggio le celebri correnti democristiane, quindi inetti a convergere concordemente su un progetto politico riformistico.

Conservatrice, immobilista e tristemente nostalgica di anacronistici “furori antifascisti” la sinistra italiana, tra l’altro pregiudizievolmente contraria ad ogni concreta innovazione, come dimostra il suo allineamento con l’inefficienza, l’ambiguità e il privilegio di casta della magistratura, sostenendo inconcepibilmente il No al prossimo referendum sulla giustizia. Altrettanto dogmatica, illiberale la stessa sinistra che si trincea dietro l’immutabilità della Costituzione, quasi quest’ultima fosse un indiscutibile vangelo o corano, e cavalca qualunque pretesto, aprioristicamente avverso alla destra, legittimamente al governo con largo consenso elettorale.

La sinistra sembra immobile a bordo di una giostra ai giardinetti: gira la giostrina, ma su di essa restano immobili il PD, AVS e lo spocchioso M5S con un fastidioso giramento di testa e di palle. Al riguardo, mi sovviene ad hoc quanto alle pagine 40, 41 di “Piomba libera tutti”, recente romanzo giallo del 2025 per Sellerio Editore di Marco Malvaldi, chimico ricercatore e apprezzabile scrittore toscano, nativo di Pisa, autore di ben nove opere di successo dal 2011 ad oggi.

Così interloquiscono sulla sinistra italiana i due protagonisti Pilade e Massimo: Pilade: Io sai, Massimo, sono sempre stato di sinistra e ora ‘un ci capisco più nulla. Di certe cose ne parlava la sinistra, ora ne senti parla’ la destra. A certi ceti ci parlava la sinistra, ora ci parla la destra. Non capisco se mi sono spostato io o se s’è spostato il mondo. Massimo: Non è che il mondo s’è spostato, è che il mondo ruota. Impossibile capire il mondo in termini di destra e sinistra, è come cercare di seguire la traiettoria di un oggetto mentre sei su una giostra: ti fai venire solo un gran giramento di testa. O di coglioni.

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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