Con 600.000 caregiver sopra i 50 anni e una proiezione di 230.000 anziani non autosufficienti entro i prossimi 18 anni, l’Emilia-Romagna è l’epicentro di una rivoluzione demografica silenziosa. I dati Istat delineano un quadro di urgenza: il 54% degli attuali 45-47enni non ha figli, un dato che prefigura un futuro in cui la rete di cura familiare, finora data per scontata, rischia di sgretolarsi. I numeri regionali trovano una declinazione preoccupante nel territorio di Forlì-Cesena: in base alla densità abitativa e all’indice di invecchiamento, si stima che in provincia vivano circa 50.000 – 55.000 caregiver familiari. In questo scenario, il caregiver non è più solo un supporto privato, ma il vero baricentro della tenuta del sistema sanitario.
Per rispondere a questa sfida, Loto promuove il convegno “Vivere accanto: sfide e orizzonti del caregiving oncologico“, lunedì 9 marzo alle ore 18,00 nella Sala Tison dell’Irst “Dino Amadori” di Meldola. Il caregiving oncologico non è esclusivamente un impegno pratico, ma un’esperienza che condiziona profondamente la salute di chi la presta: non è solo una questione economica, ma di salute pubblica. Recenti studi dell’Istituto Superiore di Sanità confermano che chi cura si ammala più degli altri: il 66% dei caregiver presenta due o più patologie croniche, con una forte incidenza di disturbi muscolo-scheletrici, ansia e depressione.
«Assistere una persona cara in un percorso oncologico comporta un rilevante impegno psicologico, oltre che azioni quotidiane concrete – spiega Tatiana Bertelli psicologa e psicoterapeuta all’Irst Irccs -. Il caregiver vive un carico emotivo significativo e gravoso: è fondamentale perciò offrire strumenti psicologici per comprendere e affrontare più costruttivamente le dinamiche di questo faticoso percorso, accogliendo e prendendosi cura di “coloro che si prendono cura”, per preservare il benessere globale del caregiver stesso e la buona qualità della relazione».
Se l’Emilia-Romagna è stata pioniera nel riconoscimento normativo del caregiver, la sfida oggi è tradurre le leggi in servizi reali, eliminando la burocrazia e potenziando il supporto domiciliare. “Le associazioni di pazienti sono l’anello di congiunzione indispensabile tra le famiglie e le strutture sanitarie – sottolinea Liviana Lombardi referente del Comitato territoriale Loto Forlì -. In un momento in cui le famiglie si rimpiccioliscono e i bisogni aumentano, il nostro compito è far sì che nessuno si senta solo. Supportare i familiari significa potenziare l’intera rete di cura, integrando il sistema pubblico con un welfare di comunità che metta al centro la dignità di chi si prende cura dell’altro“.
L’incontro, moderato da Valentina Paiano, vedrà i contributi di Alberto Farolfi, medico oncologo all’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori “Dino Amadori” Irst Ircc sulla prevenzione oncologica, di Tatiana Bertelli, psicologa e psicoterapeuta Irst, e di Sandra Balboni, presidente nazionale Loto, sull’evoluzione dei diritti dei caregiver in Italia. Seguiranno le testimonianze dirette dei familiari, per dare voce ai bisogni reali di chi vive ogni giorno accanto alla malattia.