«La mancata intesa in Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome sulla proposta del governo relativa alla riclassificazione dei Comuni montani evidenzia in modo netto le contraddizioni di una legge che, fin dalla sua impostazione, ha sollevato forti perplessità tra le Regioni e gli Amministratori locali. Non siamo di fronte a un semplice disaccordo tecnico – sottolinea la Consigliera regionale del Partito Democratico Francesca Lucchi – ma a una riforma che utilizza criteri riduttivi per definire la montanità, basandosi quasi esclusivamente su parametri altimetrici e ignorando elementi fondamentali come lo spopolamento, la fragilità dei servizi, le difficoltà di accesso e le condizioni socio-economiche dei territori. In questo quadro, la scelta della Regione Emilia-Romagna di mantenere un’impostazione inclusiva e di intervenire con risorse regionali proprie rappresenta un elemento decisivo importante, con l’impegno a non penalizzare i Comuni esclusi dalla legge nazionale e ad intervenire laddove il governo, come sempre fa, decide di lasciare da sole le Regioni».
«Un’impostazione che rischia di colpire in modo particolare l’Appennino cesenate, dove la montagna e la collina svolgono un ruolo essenziale non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico. In particolare, nella nostra provincia, rimangono esclusi i Comuni di Mercato Saraceno, Sogliano al Rubicone e Roncofreddo. Nel corso dei mesi il confronto sulla legge Calderoli ha prodotto una contrapposizione artificiale tra territori alpini e appenninici, e tra Comuni di crinale e collinari, senza incidere realmente sulle condizioni materiali della montagna. Se da una parte è bene che possano entrare nella definizione di Comuni montani Modigliana e Civitella di Romagna, questo però non deve escludere altri territori fragili, con l’idea di redistribuire risorse sostanzialmente invariate da anni, senza alcun adeguamento all’inflazione e senza una visione strategica di lungo periodo» insiste la consigliera Dem.
“Parliamo di comunità che già affrontano quotidianamente problemi strutturali – evidenzia Lucchi – e che non possono essere penalizzate da una ridefinizione formale che mette in discussione l’accesso a risorse e strumenti di sostegno. Le politiche per la montagna – conclude la consigliera – non possono ridursi a una classificazione amministrativa. Servono investimenti, servizi, infrastrutture e una reale attenzione alle comunità che tengono vivo l’Appennino. È su questo terreno che il governo avrebbe dovuto concentrare il confronto. L’Emilia-Romagna continuerà a fare la propria parte, come sempre ha fatto in sostituzione del governo, difendendo i territori e lavorando per una montagna vissuta, sicura e con prospettive di futuro”.