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Elisabetta Gualmini dal PD al tergicristallo

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 20 febbraio 2026
Elisabetta Gualmini dal PD al tergicristallo

Sinora mi sono occupato solo dei voltagabbana nell’ambito della destra, eppure la par condicio mi impone di non dimenticare quelli a sinistra, che pur ci sono, seppur mosche bianche, rare rispetto alle tante nere, vagabonde destrorse di casacca in casacca. Altrettanto, sinora, ho scritto soltanto del voltagabbanismo maschile, ma per la parità di genere mi rendo conto che non posso tralasciare un tributo al voltagabbanismo femminile.

Alla fine, però, proprio la cronaca politica degli ultimi giorni mi ha offerto su un piatto d’argento la possibilità di prendere due piccioni con una fava, quindi soddisfare contemporaneamente la par condicio e il rispetto della parità di genere, alle quali ho accennato, parlando del salto della quaglia entro il centrosinistra, ad opera di una donna, decisasi a rivoltare il suo outfit politico. Mi riferisco a Elisabetta Gualmini, eurodeputata dal 2019 e nota politologa, prof accademica dell’Università di Bologna che ha deciso di lasciare il PD per volare tra le braccia amorevoli di Azione, il partito di Calenda.

Dal partitone ammucchiata del PD, tante anime residuali e sopravviventi della Prima Repubblica, sempre litigiose e correntizie, praticamente mai dita strette in un sol pugno pugnace, per dirla con le parole di Vladimir Majakovskij, al partitello di Azione, sicuramente pochi, ma chissà se e quanto buoni, comunque patetico orticello politico, perlopiù a zucche e fave, fermo al palo del 3%. Incredibile, roba da scompisciarsi!

La Gualmini ha fatto al PD il gesto dell’ombrello, già indimenticabile ad opera di Alberto Sordi nei Vitelloni di Fellini, ed ha mandato a farsi fottere la tanta inconcludenza propositiva piddina per flirtare con Carlo Calenda, detto “tergicristallo” per la sua spiccata inclinazione di anima in pena, tanto mutevole ad oscillare tra il centrosinistra e il centrodestra, pur di assicurarsi un ruolo di prima donna. Non mi pare un gran salto di qualità!

Però, comprendo la povera Elisabetta Gualmini: la sua colta puzzetta intellettuale sotto il naso risulta ora pienamente coincidente con l’altrettanta spocchia di Calenda, meglio fico del bigoncio dall’alto del suo miseruccio 3%. Le ragioni del suo voltagabbanismo? Innanzitutto, la difficile condizione all’interno del PD dell’ala riformista, nella quale ella si è sempre riconosciuta assieme a Stefano Bonaccini. Poi, la vergognosa etichettatura di “fascista” che la gestione piddina dell’era Schlein riserva ai compagni, decisi a votare Sì al prossimo referendum sulla giustizia.

Ancora, la povertà progettuale del cosiddetto “campo largo” della sinistra, al quale sempre il PD aderisce acriticamente; infine, la stizzita delusione di essersi sentita abbandonata dal PD, quando recentemente accusata nell’ambito delle indagini sullo scandaloso Qatargate, addirittura con la richiesta della revoca dell’immunità europarlamentare. Eppoi, la condizione di sentirsi sempre più fuori dalla formulazione dell’indirizzo politico del Partito Democratico, soprattutto della sua vocazione riformista.

Elisabetta Gualmini si è sentita relegata in seconda o anche terza fila piddina, dunque con una pacca di conti la prof “io so tutto e voi non sapete un cazzo” ha deciso di riconquistare la prima fila tra i nani e le ballerine del partitello Azione: che salto inglorioso per la fine politologa felsinea! Alla fine di questo articoletto vado a dormire, sperando di addormentarmi non con la conta delle pecore, ma con lo struscio monotono del tergicristallo calendiano da destra a sinistra e viceversa, senza neppure una goccia che possa far dire “Piove governo ladro”!

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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