«Oggi, davanti a questo luogo, che ho visto nascere al fianco di mio padre, non posso che fermarmi un attimo a riflettere. Qui non c’è solo un edificio, ma una storia fatta di cura, ricerca, persone e visione: è la visione di mio padre, il professore Dino Amadori, che continua a parlare attraverso questo progetto. Il futuro si costruisce rispettando le radici che mio padre, Dino Amadori, ha avuto la capacità di far crescere in questa terra di Romagna. La politica può essere un interlocutore, certo, ma solo nelle sedi di competenza appropriate.
Servono quindi dialogo, responsabilità e scelte coraggiose, non propaganda o visibilità politica di chi prosegue a parlare a sproposito (creando solo confusione), chiedendo di partecipare a non meglio precisati tavoli di “dialogo“ cui non parteciperà mai, per il semplice motivo che non c’è posto a quel tavolo per costoro. L’eredità del professore Dino Amadori non è solo scientifica e certamente non è politica, ma profondamente umana.
“Certe eredità” non appartengono a una persona o a “certe sparute voci” ma a un territorio intero. E, per questo? Meritano di essere accompagnate, non stravolte: nell’interesse di tutti i cittadini romagnoli e, in particolare, dei forlivesi. Rinnovo quindi il mio appello: basta parlare e proporre non meglio precisate “ricette magiche” senza sapere ciò di cui si parla, e basta reclamare dialoghi solo per avere un ritorno politico personale o di parte o semplicemente per far parlare di sé. La “partita”, mi riferisco a quella vera, infatti “non si gioca” a livello comunale che non ha alcuna competenza in questo contesto. Il resto sono solo chiacchiere. La soluzione dei problemi sta negli obiettivi, non nella ricerca di soluzioni “annunciate” solo per propaganda politica o per ego individuali o di piccoli gruppi… Un bel tacer non fu mai scritto».
Giovanni Amadori