La notizia mi ha raggiunto stamattina, ma non mi ha affatto stupito: la Corte dei Conti ha ravvisato l’ipotesi di un danno erariale, addebitabile alla responsabilità della giunta dell’odierno sindaco Zattini. La notizia era nell’aria da tempo perché palesemente scandaloso il suo oggetto ovvero, senza alcuna opportuna giustificazione, l’attuale Amministrazione comunale forlivese di centrodestra è ricorsa a studi professionali esterni, insomma privati, per incarichi che, con pari competenza e abilità, potevano e possono essere svolti da capaci, preparati funzionari, direttivi e dirigenziali, del Comune di Forlì.
Al pari di tanti Comuni, anche quello di Forlì dispone di architetti, ingegneri, geologi, esperti legali e via dicendo, al fine di garantire la migliore qualità ed efficacia ai propri interventi, eppure, sotto sotto, la giunta Zattini pare ora colta con le mani nel sacco per aver commissionato a professionisti esterni uno studio sismico e, poi, una consulenza legale, nonostante non si registrasse il requisito dell’impossibilità comunale ad affidare gli stessi compiti al proprio personale interno. Complessivamente, poco sopra i 28.000 euro gettati via, praticamente uno sperpero di danaro pubblico a danno del contribuente forlivese, dell’erario pubblico.
Tanto il cittadino Pantalone, compreso quello forlivese, s’incazza, ma, rassegnato, paga sempre. Eppoi, su, perché mai gridare tanto allo scandalo e fare altrettanto casino per soli 28.000 euro per due incarichi esterni ingiustificati, quando centinaia e centinaia di migliaia di euro sono stati bruciati e gettati al vento per la spropositata e insensata iniziativa natalizia di “Forlì che brilla”. Ora la Corte dei Conti conferma soltanto come si debba e si possa sospettare anche di una “Forlì che brilla” malamente e opacamente in materia di correttezza amministrativa.
Adesso, un ingiustificato studio sismico esterno rischia di suscitare un terremoto ed una parimenti ingiustificata consulenza legale esterna, quest’ultima certo da non sottovalutare, ma, anzi, da prendere con la cauta “pinza”, qualcuno intenderà, rischia di rompere le uova nel paniere cittadino degli amici degli amici degli amici del sindaco Zattini. Perché non rivelare i nomi dei beneficiari dell’immotivata attribuzione dei due incarichi, ora nel mirino della Corte dei Conti? Le due attribuzioni d’incarico sono avvenute con atto di conferimento pubblico, perché, dunque, ora tacerne i nomi? Perché sottrarsi alla dovuta “resa dei conti”?
Franco D’Emilio