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La iattura dei pericolosi pini marittimi di Forlì

Di Staff 4live Leggilo in 2 minuti
Aggiornato: 9 gennaio 2026
La iattura dei pericolosi pini marittimi di Forlì

«Forlì e i residenti del quartiere non solo Resistenza, hanno vissuto due giorni di passione dopo la fiumana della vigilia di Natale con le difficoltà connesse con una nevicata, pare non prevista nelle sue dimensioni che ha messo a dura prova un piano neve apparso in seria difficoltà di applicazione, che ha rincorso gli eventi, lasciando come comprensibile conseguenza molte situazioni irrisolte o risolte in parte. Ma la iattura che da decenni incombe ed amplifica ogni eccesso del meteo sono i famigerati quanto intoccabili pini marittimi, una alberatura centenaria e vetusta che se ci fosse il coraggio politico adeguato dovrebbe essere abbattuta con un programma di sostituzione sistematico» è la segnalazione di Raffaele Acri consigliere del Comitato di Quartiere Resistenza.

«Le piante ormai inadeguate poiché negli anni sono state circondate dagli insediamenti urbani, quando non devastano l’asfalto delle strade, oppure insidiano la deambulazione in sicurezza degli anziani o delle persone con disabilità, espongono al pericolo di incolumità dei pedoni durante gli eventi nevosi come quello dell’epifania. Con il fiato sospeso abbiamo assistito inermi dai vetri delle finestre alla caduta dei grossi rami da altezze superiori ormai ai 10 metri che hanno sfiorato le auto parcheggiate, danneggiato spesso le recinzioni ed impegnato i vigili del fuoco per mettere in sicurezza strade, aree verdi e proprietà private» insiste Acri.

«Purtroppo ed incomprensibilmente quando si tratta di intervenire per il sacrosanto taglio di un pino marittimo, la burocrazia e le commissioni autorizzative si moltiplicano, prima che i vari ambientalisti elevino le loro proteste in ogni forma. Continuo a non comprendere, nella medesima motivazione di salvaguardia della sicurezza dei residenti, perché invece il taglio di chilometri di boscaglia fluviale non sollevi nessuna protesta dai medesimi paladini delle alberature. Una discriminazione ambientalista e normativa dalla ratio inspiegabile» conclude Acri.

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