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La commediola di Forlì capitale italiana della cultura

Di Franco D'Emilio Leggilo in 3 minuti
Aggiornato: 29 gennaio 2026
La commediola di Forlì capitale italiana della cultura

A scanso d’equivoci, tagliamo subito la testa al toro con la concretezza inequivocabile dei fatti, in questo caso chi possa candidarsi a capitale italiana della cultura. Il regolamento è chiaro, di facile comprendonio anche a chi ottuso di natura o, peggio ancora, a chi dolosamente finge di non capire: “Possono candidarsi al titolo di Capitale italiana della cultura i Comuni, le Città metropolitane e le Unioni di Comuni, singolarmente o in forma aggregata. Le candidature devono provenire da enti locali che presentano un progetto di valorizzazione culturale, sostenuto da un dossier di candidatura valutato da una giuria di esperti”.

Più chiaro di così non si può, eppure negli ultimi giorni sulla candidatura di Forlì a capitale italiana della cultura 2028 non manca chi fa il fregnone e cade dal pero, magari recriminando addirittura a vanvera sull’applicazione giusta di un regolamento. La candidatura forlivese a capitale italiana della cultura è nata ufficialmente tra marzo e aprile ’25, subito incentrata sul cosiddetto tandem Forlì-Cesena, quindi nel rispetto del sopracitato requisito di candidatura.

Al riguardo, ancora ricordo, era lunedì 7 aprile ‘25 l’affollato incontro del sindaco Zattini nel salone comunale con oltre 60 associazioni culturali ovvero un’associazione ogni 1964,25 abitanti, record incredibile, ancora di più perché senza il riscontro di un’effettiva crescita culturale cittadina. Già allora, concorde convergenza sulla candidatura del binomio Forlì-Cesena, riconoscendo il valore della sinergia dei due comuni, tanto rappresentativi della Romagna forlivese.

Adesso, invece, è cronaca degli ultimi giorni, le due città alleate paiono dividersi nell’intento di taluni, soprattutto del centrodestra forlivese, che veramente menano il can per l’aia. Ha cominciato Alberto Zattini, direttore di Ascom-Confcommercio Forlì, con le perentorie, ma infondate affermazioni “la Capitale della cultura può e deve essere una soltanto” (sottolineo quel può e quel deve), poi “… nella storia dell’iniziativa, alla fine è stata individuata una sola città vincitrice, non due”, infine “… E se Forlì-Cesena dovessero vincere, siamo sicuri che il secondo classificato non contesterebbe questa doppia candidatura?

Ma mi faccia il piacere, per dirla alla Totò, e taccia, anziché parlare a sproposito e farla fuor dal vaso, ignorando l’esplicita chiarezza del regolamento sulla candidabilità di “Comuni, Città metropolitane e Unioni di Comuni, singolarmente o in forma aggregata”. Dove mai sta scritto che capitale della cultura possa e debba essere una sola città? Dove mai sta il presupposto di ricorsi contro l’eventuale vittoria di una doppia candidatura?

Eppure, ahimè, su questa linea si è stamani allineato, pur nella tattica di parlare tra le righe, lo stesso capogruppo alla Camera di FdI, Gaelazzo Bignami, anch’egli azzardandosi in “si può candidare, infatti, una sola città alla volta”. Ormai, siamo alla farsa, alla tristezza di una messinscena poco credibile che induce, fra l’altro, al sospetto fondato che il centrodestra forlivese stia, in realtà, mettendo le mani avanti, magari addebitando a Cesena la colpa dell’eventuale insuccesso, se la doppia candidatura Forlì-Cesena, cosa alquanto possibile al momento, cadesse nel nulla del flop. Che triste commediola!

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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