L’agricoltura romagnola si conferma un laboratorio di resilienza e innovazione, ma le sfide da affrontare sono sempre più numerose: climatiche, fitosanitarie, ambientali, geopolitiche, di mercato e demografiche. È quanto emerge dall’Annata agraria 2025 di Cia Romagna, presentata il 28 novembre. La “vulnerabilità” del settore non può essere gestita solo in emergenza o tramite indennizzi; per questo Cia Romagna sollecita politiche mirate e interventi rapidi per salvaguardare la tenuta delle aziende agricole e dell’intero territorio; una pianificazione strategica condivisa e una nuova alleanza tra istituzioni, cittadini e agricoltori, per garantire cibo, qualità, tutela ambientale e continuità produttiva. Dal punto di vista meteo, l’annata agraria in Romagna è stata termicamente molto calda (media di 15,2°C, un grado in meno rispetto al record del 2024) e con una pluviometria irregolare: il bilancio idrico è positivo, ma con cattiva e discontinua distribuzione. Non si registrano condizioni di siccità. L’umidità dei suoli appare buona nel forlivese-cesenate.
Tra gli eventi si segnalano: eventi pluviometrici intensi e persistenti di settembre e ottobre 2024, con allagamenti e saturazione dei suoli e ripercussioni negative su semine e stabilità dei terreni; temperature miti nei primi mesi del 2025, che hanno favorito anticipo fenologico e ripresa vegetativa precoce; gelate deboli o moderate nella prima decade di aprile; ondata di calore prolungata in giugno; piogge estreme in maggio, luglio, agosto e settembre; 20 gli eventi, con accumuli molto elevati entro le 24 ore: anche il forlivese ne ha avuti di importanti, con valori record dal 1940; alcuni eventi di grandine sui 36 che hanno interessato la Romagna; alcuni episodi di vento forte, sugli 11 che hanno interessato la Romagna.
In merito alla demografia delle imprese, In sintesi, al 30/09/25, in provincia di Forlì-Cesena, l’agricoltura conta 5.720 imprese attive (16,2% delle imprese totali provinciali e 11,6% delle imprese agricole regionali); rispetto al 30/09/24 si registra un calo delle stesse del 2,1% (Romagna -2,3%; Emilia-Romagna: -2,4%, Italia: -2,0%), che corrisponde, in termini unitari, a -120 imprese agricole. Le imprese femminili agricole sono 1.118, in diminuzione (-5,0%, -59 unità rispetto ai 12 mesi precedenti), il 15,3% sul totale delle imprese femminili e il 19,5% delle imprese del settore. Le imprese giovanili agricole sono 196, in diminuzione (-6,2%, -13 unità rispetto ai 12 mesi precedenti), l’8,2% sul totale delle imprese giovanili e il 3,4% delle imprese del settore.
Con 191 aziende agrituristiche attive al 31 dicembre 2024, Forlì-Cesena è seconda solo a Bologna per numero assoluto, ma si distingue nettamente per il ritmo di espansione, avendo registrato l’incremento più elevato di tutta la regione nel 2024, pari al +4,4%. Questa leadership nell’accoglienza rurale è evidenziata anche dalla forte concentrazione di aziende vitivinicole aperte all’enoturismo. La provincia di Forlì-Cesena si afferma come la locomotiva della crescita agrituristica in Emilia-Romagna, mettendo a valore la sua solida tradizione agricola ed enogastronomica.
Anche nel settore biologico la provincia si posiziona come una delle realtà di punta a livello regionale, con 987 imprese certificate. La superficie agricola biologica raggiunge i 26.160 ettari, pari al 29,3% della SAU provinciale, un dato che pone Forlì-Cesena ampiamente al di sopra della media regionale e in linea con le province che hanno già superato gli obiettivi europei di superficie bio. Il tratto distintivo del territorio è la presenza di una filiera biologica completa che integra coltivazioni, allevamenti e trasformazioni. Nonostante una lieve flessione nel numero di aziende zootecniche bio attive, la provincia mantiene un ruolo primario, con un patrimonio significativo di quasi 8.000 bovini e oltre 5.000 ovini biologici, oltre a 55 allevamenti avicoli che gestiscono centinaia di migliaia di capi. A Forlì-Cesena si rileva una forte crescita degli alveari bio.
Nel comparto frutticolo la provincia di Forlì-Cesena, a braccetto con quella di Ravenna, è un polo fondamentale, sebbene anche in quest’area, come accade per l’aggregato Romagna, continuino a calare le superfici coltivate per tutte le piante da frutto, tranne che per il nocciolo. Calo anche degli ettari in produzione, tranne che per ciliegio e melograno: Forlì-Cesena è la provincia, fra le tre considerate, che ha la maggior superficie di queste colture. Ospita anche la maggiore superficie coltivata a fragola in Romagna, con 85 ettari, suddivisi tra campo e serra, le superfici di queste ultime in calo del 10%. Le rese medie e i quintali raccolti, tranne che per susino e nocciolo, sono in calo. In generale, le quotazioni medie all’origine si mantengono buone rispetto al 2024 o migliori (ciliegie e pere). Per albicocche, pesche e nettarine sono le migliori degli ultimi 5 anni.
Per l’olivicoltura il 2025 è fra i peggiori degli ultimi dieci anni. Come per l’aggregato Romagna, la provincia di Forlì-Cesena registra un drastico calo delle rese medie delle olive (-70%) e dei quintali raccolti (poco più di 13 mila quintali sui circa 44 mila quintali del 2024, -70%). La produzione di olio cala del -57%: circa 170 mila kg a fronte degli oltre 396 mila kg del 2024. La Dop “Colline di Romagna” è coltivata in circa 70 ettari nelle province di Forlì-Cesena e Rimini: si prevede una stima di raccolto di olive Dop di circa 360 quintali, e con una resa media in olio intorno al 13% la produzione di olio Dop è di circa 4.700 kg: -61% rispetto al 2024.
Riguardo al vitivinicolo, nel territorio cesenate e forlivese, la vendemmia è stata regolare, con una maturazione equilibrata. Le uve bianche, in particolare Trebbiano e Pagadebit, hanno mostrato un profilo aromatico intenso e un grado zuccherino più elevato della media. Nei vitigni rossi (Sangiovese, Cabernet Sauvignon) la maturazione è risultata più scalare: in collina ottima, in pianura più disomogenea. Stabili la produzione di uva (620 mila quintali) e gli ettolitri di vino ricavati. La qualità media delle uve è considerata buona-ottima, con una resa stimata attorno ai 170 q/ha e un contenuto zuccherino medio tra i 17 e 19°.
Per quanto riguarda orticole e industriali, nelle colture specializzate si notano performance di rilievo: la provincia è un attore chiave nella produzione di pomodoro per l’industria, anche se la previsione di resa media per il 2025 è in calo del 23% a 575 quintali per ettaro. La resa delle patate è stimata a un livello particolarmente elevato, toccando i 543 quintali per ettaro. Il settore della barbabietola da zucchero invece ha subito una forte contrazione della superficie coltivata, con un decremento del 66%.
Le colture da seme vedono 1.766 ettari destinati all’erba medica da seme, rappresentando una quota significativa della moltiplicazione sementiera regionale.
Nel comparto cerealicolo, Forlì-Cesena evidenzia nel 2025 una situazione più difficile, con calo di superfici in tutte le colture esaminate, segnando un altro anno di contrazione e una tendenza a una ritrazione produttiva. Dal punto di vista delle rese e delle produzioni vi sono differenze importanti tra pianura e aree collinari. Le rese medie hanno tutte segno “meno” rispetto al 2024, tranne quella del mais (+8%) che, però, ha un risultato di raccolto inferiore a quello del 2024 come le altre colture. Il frumento duro registra una produzione di 114.890 quintali, segnando –19%. Il tenero, con 405.610 quintali, ha un calo produttivo pari a –13%. Il mais pur con una resa media migliore e 23.800 quintali, segna un -19% di raccolto. L’orzo evidenzia il calo più netto della provincia, 76.325 quintali (–30%). Il sorgo con 79.325 quintali segna un calo nel raccolto del – 11%, che è più contenuto rispetto alle altre colture a conferma della sua maggior resistenza alle condizioni estreme.
Nel comparto zootecnico, il numero di allevamenti bovini registra cali percentuali marcati in provincia di Forlì-Cesena, a fronte di un aumento dei capi, conseguenza di una probabile concentrazione in allevamenti più grandi. Vi è una lieve diminuzione degli allevamenti suini. Per gli avicoli i capi complessivi risultano in aumento. Gli ovini vedono una riduzione di allevamenti produttivi dal 2015 di circa ⅓. Sono in forte aumento gli animali per autoconsumo. Negli anni molti allevamenti sono stati chiusi per varie motivazioni (costi di produzione, prezzi di mercato). Tra le criticità più significative anche la crescente pressione del lupo.
In apicoltura, si nota un leggero calo del numero di apicoltori, apiari e alveari. A Forlì-Cesena si rileva d’altro canto una forte crescita degli alveari bio. La situazione produttiva è eterogenea a causa dell’instabilità meteorologica con piogge intermittenti, temporali e vento forte. La primavera impegnativa ha inciso sui livelli produttivi con significative fluttuazioni da zona a zona, anche a distanze ridotte, per lo stesso tipo di miele. In generale le zone collinari hanno fatto registrare risultati migliori della pianura.
Il comparto florovivaistico presenta un quadro diversificato tra territori e aree anche vicine, per tipologie di imprese e per posizione geografica. In generale, e in linea con il trend nazionale, nei fiori recisi prevalgono gli acquisti per ricorrenze, ma cresce l’uso quotidiano per ornamento domestico, anche tra i più giovani. Una problematica sempre più seria è la scarsità di torba in Europa: le soluzioni alternative possono essere substrati a base di fibra di legno, cocco, compost o nuovi materiali innovativi. La sfida è complessa.