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Nuova Giunta. Alla fine a Forlì la montagna ha partorito un topolino

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Quindi, giunta fatta a Forlì: su nove assessori tre sono esterni nelle persone di Angelica Sansavini, Vittorio Cicognani e Luca Bartolini, i primi due sicuramente tecnici di certa, indiscussa esperienza, il terzo solo politico di nessuna, provata capacità ed esperienza tecnica, dunque difficile capire perché onorato di tale incarico.
Ricapitolando, tre assessori a Fratelli d’Italia: Vincenzo Bongiorno, Luca Bartolini ed Emanuela Bassi, quest’ultima assunta miracolosamente al cielo assessorile; due alla lista zattiniana La Civica: Paola Casara e Kevin Bravi, promettente giovane di belle speranze che ci auguriamo ben riposte; uno a Giuseppe Petetta per Forza Italia; infine, assessora di nuovo Andrea Cintorino della Lega, partito rivelatosi durante la trattativa soltanto riottoso a rassegnarsi alla propria débâcle dall’esuberante “celodurismo” di un tempo all’attuale, avvilente “celomoscismo”. Tutti questi aggiunti a Cicognani e Sansavini, tecnici esterni, nominati su indicazione del sindaco: resta, però, il mistero come collocare Bartolini, non eletto ed ora assessore esterno, non si comprende se su proposta del sindaco o per chissà mai quale inciucio che lo rende un ibrido misterioso tra il dirigente in quota FdI e un designato dal Signore attraverso l’ispirata volontà del rieletto sindaco.

Alla fine, a Forlì la montagna ha partorito un topolino. Montagna non può certo definirsi l’arida montagnola di misero pensiero politico, amministrativo e, soprattutto, civico, messa su dal centrodestra forlivese nella trattativa per la nuova giunta. Il topolino, dai, ci potrebbe pure stare, se simpatico, furbo, capace del fatto suo, ma quello partorito a Forlì è un sorcetto infido di fogna, molto vorace, solo vorace, efficace rappresentazione di un centrodestra altrettanto ingordo per poter accontentare, magari anche maldestramente, tutti i suoi diversi rappresentanti, persino irridendo gli elettori, il valore del loro voto.

È chiaro che la giunta del Zattini bis, sicuramente di marchio politico per due terzi, pur nella difficoltà di capire l’attribuzione dell’assessorato a Bartolini, soddisfa le sempre incombenti camarille cittadine, gli abili “grembiulini”, onnipresenti e attivi, seppur solo nascostamente, infine tanto mondo cattolico, negli ultimi tempi politicamente interprete di una goffa “democristianeria” d’avanspettacolo. Alla responsabilità amministrativa della città si eleva adesso, insensatamente, addirittura chi, autore di trascorse, celebri “spese pazze”, è stato salvato unicamente dalla prescrizione, ripeto prescrizione, del reato di truffa aggravata nel quale la Cassazione aveva riqualificato il precedente reato di peculato, sempre a lui riferito: quale assoluzione del piffero, quale luminoso esempio per i giovani forlivesi!

Sotto sotto, ma neppure tanto perché ormai segreto di Pulcinella nella trattativa per la giunta, il ruolo di grande manovratore occulto di chi nell’ombra ha tessuto fine ordito con la sua esperienza di fine trasformista politico, al cui uscio bussano i satrapi del potere politico forlivese in cerca del suo viatico. Cosa questa davvero disprezzabile, una vergogna per la dignità politica e democratica della nostra Forlì, offesa anche nel suo voto popolare. La prossima volta che sento o leggo qualche forlivese, chiunque sia, parlare di disaffezione al voto giuro che lo sputtano pubblicamente: non sopporto i censori a vanvera, magari indegni di questo ruolo perché essi stessi colpevoli di quanto da loro censurato; mi riportano alla mente la satira mordace dello spregevole censore, interpretato da Alberto Sordi nel film Il Moralista.

Sull’operato della nuova giunta, soprattutto una parte di essa, voglio tener pronta la mia doppietta caricata a sale grosso, come quella, molto tempo addietro, di Decimo del podere La Buttera di Capalbio contro di me ed altri ragazzacci, dopo il bagno a mare ladri della sua succulente frutta: se colpiti, l’ho scoperto a mie spese, si prova un insopportabile, indimenticabile pizzicore sul fondo schiena, cosa sicuramente assai disdicevole per il politico di qualunque bandiera. Naturalmente, tranquilli, la mia è solo una battuta, però per dirla all’Andreotti, “spesso per scherzo si manifestano intenzioni, diversamente taciute”. Resta la curiosità di conoscere le deleghe operative, assegnate ad ogni assessore: forse, non mancheranno altre sorprese.

Franco D’Emilio