Pio XII

Sulle pagine della cultura il Corriere della Sera di sabato 16 settembre 2023 titola con grande evidenza “Shoah, la prova che Pio XII sapeva”, un articolo, come sempre interessante e pregevole, di Antonio Carioti che dimostra come Papa Eugenio Pacelli, già a fine dicembre ’42, fosse a conoscenza dei crimini nazisti nei lager in attuazione di quella “soluzione finale” del problema ebraico, poi ricordata e commemorata come Shoah da tutti gli ebrei, sparsi nel mondo.

Prova di questa conoscenza da parte del pontefice è una lettera, scoperta dall’archivista vaticano Giovanni Coco, inviata dal gesuita tedesco Lothar Konig a Robert Leiber, segretario di Pio XII, anch’egli di nazionalità tedesca: nel testo il mittente cita il forno crematorio, installato dalle SS nel lager di Belzec, e menziona pure il terribile campo di concentramento di Auschwitz, dunque riferendosi a due noti centri di sterminio, entrambi in territorio polacco. Tutto questo, appunto, alla data della lettera, 14 dicembre 1942, ora quasi assunta come certo riferimento cronologico iniziale dell’informazione al Papa, quindi della sua stessa conoscenza del genocidio sistematico degli ebrei.

A questo punto, però, preme rilevare come la lettera, appena citata, del 14 dicembre 1942 sia al massimo un’utile conferma, ma niente affatto la prova dell’iniziale conoscenza papale circa lo sterminio degli ebrei. Infatti, nel corso dell’udienza pontificia del 29 ottobre 1944, pochi mesi dopo la liberazione di Roma, concessa agli ex internati ebrei del campo di concentramento di Ferramonti nel comune calabro di Tarsia, in provincia di Cosenza, quest’ultimi non solo ringraziarono Pio XII degli aiuti (vestiti e biancheria, farmaci e alimenti), fatti loro pervenire tra il 22 maggio ’41 e il 27 maggio ’43, tramite il nunzio apostolico Francesco Borgongini Duca, ma soprattutto manifestarono la loro riconoscenza al Papa per l’attenzione alla loro incolumità, ma, ancora di più, attenti bene, alla loro salvezza dalla deportazione e uccisione, inevitabili dopo la Conferenza di Wannsee, vicino Berlino, con la quale il 20 gennaio ’42 i vertici nazisti avevano deciso la deportazione di tutti gli ebrei europei nei centri di sterminio, allestiti nella Polonia occupata.

Ricordo che il campo di concentramento di Ferramonti Tarsia si componeva di poco più di 100 baracche con una media di 2000/2100 internati, tutti ebrei stranieri, apolidi o profughi da zone di guerra, quindi in una sorta di priorità verso la “soluzione finale”.
In conclusione, Pio XII era al corrente del progetto nazista di sterminio ebraico molto prima della data del 14 dicembre 1942, apposta sulla lettera, ora ritrovata, e, addirittura dalla fine di gennaio 1942, si era adoperato perché la Chiesa, seppur in modo nascosto, sotterraneo ai nazisti, potesse, per diverse vie, salvare il maggior numero possibile di ebrei dalla Shoah.

Franco D’Emilio

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72enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".

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