Maria Giorgini Cgil 2023

Quando si è alle strette e la situazione è difficile, ma comunque bisogna dimostrarsi capaci di reagire, magari con un magistrale colpo di reni, ecco allora, serve davvero qualcuno che si presti a questa missione, disposto a giocarsi tutto per tutto. È un po’ quel che accade ora nelle fila del Partito Democratico forlivese, impegnato tra lo sbadiglievole, opaco e trito dibattitto per la scelta del nuovo segretario di federazione e l’individuazione, scelta difficilissima, del candidato sindaco di Forlì per il centrosinistra alle elezioni amministrative del 2024. In questo frangente, al PD forlivese è rimasta solo un’estrema domanda ai suoi iscritti, soprattutto alle sue personalità più autorevoli: chi si offre volontario alla dura incursione per strappare al centrodestra la carica di sindaco di Forlì?

Nessuno, sinora, ha fatto un passo avanti, anzi diversi, prima ancora che la domanda fosse proferita, si sono tirati fuori, come accade quando le probabilità di farcela sono poche, la battaglia si preannuncia dura ed è tanto difficile essere vaso di terracotta contro vasi di ferro. Il PD forlivese, impantanato nella diserzione dei suoi dall’impegno a candidato sindaco, non vuole ridursi all’umiliante richiesta se vi sia un eroico volontario e confida nella teatralità di qualcuno che, spontaneamente, si faccia avanti, quasi nel personale, orgoglioso sussulto leninista “se il partito chiama, io ci sono!” Povero Partito Democratico forlivese, tristemente ridotto a Circolo Picwick o bocciofila senza palle, in ballo tra la ricerca del “campo largo” di Gessica Allegni e la proposta di Alessandro Gasperini, roba da leccarsi le orecchie, per “una costituente nel segno del cambiamento e dell’unità” in vista delle amministrative del ’24.

I due sono in gara per la segreteria della federazione piddina, il loro esordio mercoledì scorso a Forlimpopoli dinanzi ad una platea striminzita: la prima concorrente, tardiva imitatrice, appunto a tutto “campo largo”, di Enrico Letta ed Elly Schlein, entrambi con la notoria virtù di menare il can per l’aia; il secondo in gara, solo fumosamente assertore della novità di tanto nulla di nuovo. Adesso, povero Partito Democratico forlivese, pure sventurato sul filo di Bertolt Brecht perché, pari alla terra che ha bisogno di eroi, si trova, infatti, nella necessità di un eroico volontario per la corsa, veramente ardua e ad ostacoli, a sindaco di Forlì. Anzi no, meglio un’eroina, una donna pronta a sacrificarsi, novella Giovanna d’Arco, se non pulzella, sicuramente “burdela”, decisa a guidare l’armata piddina Brancaleone alla riconquista del Comune di Forlì dopo la netta sconfitta nel 2019.

Un solo nome, quello di Maria Giorgini, salda e valida guida della Cgil forlivese, da pochi giorni all’apice cigiellino dell’intera provincia: proprio la compagna Maria dovrebbe farsi avanti e mettersi in gara quale candidata sindaco a Forlì, anche assecondando quel suo desiderio, neppure tanto segreto, di entrare nella competizione partitica dopo anni e anni di vita, sempre e soltanto, nel sindacato. Il copione farsesco di questa candidatura dovrebbe, però, svolgersi secondo la seguente sceneggiatura: Maria Giorgini si offre, nobile suffragetta, proponendo la sua candidatura a sindaco di Forlì; quindi, Elly Schlein, Stefano Bonaccini e Maurizio Landini, leader Cgil, già suoi estimatori e sostenitori, plaudono alla sua discesa in campo; infine, il consenso unanime o, perlomeno, più vasto possibile dell’area del centrosinistra forlivese.

C’è solo un dubbio ovvero se entrambi gli attuali candidati alla segreteria della federazione del PD si dichiarino a sostegno di Maria Giorgini, indipendentemente da chi, poi, vinca la corsa: sarebbe davvero contrastante candidarsi a sindaco con alle spalle un partito ed un centrosinistra diviso. Nel Partito Democratico forlivese le incertezze sono tante e all’orizzonte si profila l’incubo di primarie per la scelta del kamikaze a sindaco, soluzione quest’ultima da far tremare i polsi, aprendo a possibilità di scelta, magari ancora più divisive.

Certo, Maria Giorgini potrebbe trascinarsi dietro l’effetto del tanto impegno Cgil a sostegno degli alluvionati e della loro protesta, ma non basta; a lei si oppone un centrodestra che, seppur politicamente non di eccelso valore, però ha il vantaggio nella sua multiforme coalizione di diventare subito testuggine, stretta e combattiva, a tutela dei propri interessi.
Una corsa in salita l’eventuale scalata di Maria Giorgini al municipio di Forlì: invece, a Gian Luca Zattini, sempre più in odore di ricandidatura a primo cittadino, basta, e sinora ha funzionato, compattare le coorti della sua legione con qualche contentino, alcune invoglianti promesse, insomma ancora un po’ di alternante bastone-carota, consapevole che senza di lui tutti e tanti sarebbero soltanto gregge senza pastore.

Franco D’Emilio

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72enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".

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