Segreteria Nazionale PD a Forli Schlein

Oggi, a Forlì al circolo dei compagni di Bussecchio, udite udite, Segreteria Nazionale del Partito Democratico. Riunione quasi clandestina, quasi da far sognare qualche vecchio partigiano nel sussulto di un nostalgico “Come a quei tempi!”: l’evento non è stato minimamente pubblicizzato, addirittura all’oscuro di tanto avvenimento, per questo ovviamente con gran giramento dei loro “maroni”, sono stati tenuti gli iscritti del circolo, oggi onorato da tanta assise.

Per fortuna, il mio agente all’Avana, Ivano Saetta, detto Pajetta, così nel mio archivio top secret, si è presentato simulando la tipica faccia tosta da piddino su abito di lino stropicciato, camicia candida sbottonata al colletto, capello negligemente ravviato all’indietro, insomma perfetto perché si credesse a prima vista che fosse un illuso del PD; unico inconveniente, così sosia di Francesco Boccia da sentirsi chiamare senatore come l’originale. Comunque, ce l’ha fatta ad entrare e a scattare diverse foto con la microcamera occultata nel bavero della giacca. Ho scelto una foto con la segretaria nazionale Elly Schlein e, vicino, il perdente, ancora col rospo in gola, Stefano Bonaccini.

Mamma mia che effetto strano vederli assieme a Forlì: la vincitrice delle primarie senza il consenso degli iscritti al PD e lo sconfitto, pur bravo, capace, di provata esperienza, beniamino degli iscritti, ma sonoramente beffato e trombato nel segreto dell’urna da votanti mai visti e sentiti, perlopiù estranei alla vita del partito. Ivano Saetta, detto il Pajetta, si è informato cosa bollisse all’ordine del giorno di questa clandestina segreteria nazionale a Forlì e la risposta è stata ferma: la vicinanza al territorio! Cazzo, quanta originalità! Voi ci credereste? Anzi, se davvero tanto preme all’armonica cromatica Schlein far sentire ai romagnoli alluvionati la vicinanza del PD, perché non pubblicizzare la riunione? Perché non svolgerla in presenza di chiunque avesse voluto assistere?

Invece no, una riunione per pochi addetti e addentro, giustamente disposti a plaudire alla solita fuffa parolaia e contorta dell’apolide segretaria, tuttora così gravemente incerta da pretendere di guidare il futuro del PD, confondendo, ahi ahi, la retromarcia con una marcia avanti, almeno la prima. In fondo, una segreteria quasi clandestina che rimanda al polveroso centralismo democratico leninista, già opportunamente scopiazzato da Togliatti, ovvero il vertice del partito vede e provvede e tu, iscritto, muto! Una segreteria quasi “carbonara” per taluni malinconici repubblicani, angustiati dalla constatazione “in quali mani mai siamo finiti!” oppure deludente per chi guardandosi attorno pareva chiedersi se non fosse possibile reperire uova, guanciale e spaghetti per una bella pasta alla carbonara che tirasse su l’andamento lento, noioso dell’odierna, fumosa segreteria nazionale del PD a Forlì.

Che noia, ragazzi, e quanta acqua minerale sulla sete, la bocca asciutta dopo anni di governo senza mai aver vinto un’elezione. Dopo la beffa Schlein il povero Bonaccini persino battuto dal generale Figliuolo nella corsa a commissario per l’alluvione in Romagna: adesso, quale il suo futuro, ammesso che ce ne sia in un PD a guida Elly. La segretaria sfoggiava oggi una slavata giacchina celestina, forse proponendosi in questo emula di Angela Merkel, nota per le sue giacche, spesso di improbabili colori: nel caso, però, della grande cancelliera tedesca sotto la stoffa c’era tanta sostanza politica, nel caso della puntuta e scarna Schlein sul tessuto celestino non si riesce nemmeno più immaginare un cielo o un orizzonte, sui quali sorga e tramonti “il sole dell’avvenire” di tanti compagni.
Ivano Saetta, detto Pajetta, ha resistito più che ha potuto, grato alla natura nell’aver privato di spigoli gli zebedei, considerando la loro possibile rotazione, quindi è uscito beccandosi ancora un “buonasera senatore” a conferma come il Partito Democratico non sappia più distinguere i compagni originali dai loro sosia, il povero Boccia dall’agente all’Avana Ivano Saetta, detto Pajetta.

Franco D’Emilio

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