automedica ambulanza 118

Riteniamo che la battaglia che il territorio sta conducendo in maniera unitaria per chiedere il ripristino del servizio dell’auto medicalizzata nel Forlivese, meriti di essere sostenuta. Non per una ragione di campanile, ma perchè è un segnale sbagliato che arriva ai cittadini al territorio. Se si devono fare risparmi e mettere in discussione delle scelte, andrebbe fatta un’analisi su altre scelte molto più costose di una ‘Mike’. Per questo con spirito costruttivo abbiamo voluto contribuire all’ordine del giorno proposto in consiglio comunale con un nostro emendamento, l’unico accolto dal Consiglio, mettendo da parte gli steccati tra maggioranza e opposizione per lavorare nell’interesse della città e del territorio“. Lo dichiara il consigliere comunale di Italia Viva a Forlì, Massimo Marchi.

Il nostro emendamento ha permesso di evidenziare il gesto simbolico e forte compiuto dal sindaco di Meldola, Roberto Cavallucci, di dimettersi dall’ufficio di presidenza della Conferenza socio sanitaria – afferma Marchi – inspiegabilmente ignorato dai rappresentanti del suo stesso partito, trincerati dietro a una difesa d’ufficio dell’Ausl Romagna. Addirittura abbiamo assistito a una presa di distanza del presidente della Provincia che ha smentito la metà del territorio di cui è presidente, sconfessando la nota congiunta e trasversale dei 15 sindaci del comprensorio forlivese. Di fronte tutto questo ha fatto bene Cavallucci a compiere la scelta che ha fatto“.

Attenzione – precisa Marchi – abbiamo il massimo rispetto per i tecnici e i dirigenti dell’Ausl, soprattutto per migliaia di persone che fanno della nostra sanità un’eccellenza nazionale e internazionale; ma se la politica ha ancora una funzione e vuole esercitarla, quell’auto medicalizzata deve rimanere operativa nel Forlivese. Ci sono altri modi attraverso i quali l’Ausl può compiere i necessari risparmi o ottimizzare il personale: è la politica, se ha coraggio e consapevolezza del proprio ruolo, a dare l’indirizzo ai tecnici e non il contrario. Qui non si mette in discussione una tesi scientifica o la validità di una terapia – conclude Marchi – ma una scelta organizzativa che ha dell’incomprensibile. Se vogliamo discutere più in generale del presente e del futuro della nostra sanità facciamolo, ma in un consiglio comunale aperto, con posizioni trasparenti e accessibili a tutti. Non nel chiuso di una stanza“.

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