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Automedica a Meldola. Interrogazione di Pompignoli in Regione

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Ultimo aggiornamento:

Accogliere l’appello dei sindaci dei Comuni forlivesi e rivedere con effetto immediato il Progetto di sviluppo del sistema di soccorso pre-ospedaliero Romagna nella parte che riguarda il territorio forlivese e confermare in particolare la presenza dell’automedica Mike 42 con postazione a Meldola”. È questo l’impegno contenuto nell’ordine del giorno depositato in Comune a Forlì nei primi giorni del 2023 e nell’interrogazione con carattere di urgenza presentata in commissione sanità dal consigliere regionale della Lega, Massimiliano Pompignoli, che anticipa anche la richiesta di audizione straordinaria di Francesca Bravi, nuova direttrice sanitaria dell’Ausl di Romagna e di Maurizio Menarini direttore della centrale operativa 118 ed emergenza territoriale Romagna.

La decisione di eliminare nel territorio forlivese l’auto medica di Meldola è gravissima e non porta alcun beneficio – esordisce Pompignoli – qui non si tratta di farne una battaglia politica, ma di garantire il diritto alla pubblica assistenza della nostra comunità. Diritto che non ha alcun colore o tessera di partito. Non si può pensare di riorganizzare un sistema di pronto soccorso sottraendo delle risorse, umane e materiali, da un servizio e da alcuni territori per deviarle su altri. È come spostare delle pedine in un gioco da tavolo, rischiando di fare peggio e aggravare situazioni già fragili. La sanità non si può ridurre a una semplice questione di numeri”.

Togliere l’automedica a Meldola o a Faenza significa incrementare il livello di rischio dell’area forlivese ed in particolare quella dei Comuni montani, che già da tempo soffrono e subiscono politiche di depauperamento dei servizi essenziali di pubblica utilità. Ancor più grave è il fatto che i sindaci del forlivese non siano stati in alcun modo coinvolti in questa complessa operazione di riassetto dei servizi sanitari di emergenza che impatta in maniera importante sulle loro comunità e sui livelli di pubblica assistenza. Per tutte queste ragioni auspico da parte dei vertici aziendali dell’Ausl di Romagna un passo indietro e una presa di posizione netta e a favore dell’istanza avanzata in questi giorni dai 15 Sindaci del comprensorio forlivese” conclude Pompignoli.

«Mi unisco all’appello pronunciato dai quindici sindaci del forlivese e dal consigliere regionale Pompignoli. In qualità di consigliere e segretario comunale della Lega – aggiunge Albert Bentivogliconvengo pienamente con quanto presentato nell’assise regionale in virtù di una problematica che coinvolge migliaia di cittadini del forlivese e romagnoli. Tagliare i costi della sanità romagnola eliminando un servizio di pubblica salute ed assistenza come l’auto medica è una scelta che si colloca in un percorso ad alto rischio di prevenzione di decessi causati dalla mancanza o dal ritardo di personale medico sul posto di intervento. Sappiamo come la rapidità, su casi definiti da codice rosso, molte volte decida tra la vita e la morte. La tempestività è un fattore troppo importante perché venga tagliato, a questo proposito sono gli stessi protocolli sanitari che evidenziano e sottolineano l’importanza del tempo».

«Oggi assistiamo al taglio di un servizio che metterebbe a repentaglio la vita di tanti cittadini che avrebbero l’unica sfortuna di abitare distanti dal capoluogo forlivese. È tra l’altro di poche settimane fa la notizia dello stanziamento da parte della Regione di un contributo economico importante per chi scegliesse di andare a vivere nelle colline dei comuni montani. Un vero controsenso che non giustifica a questo punto la ratio della Regione nel tagliare servizi sanitari essenziali per poi stanziare soldi per convincere gli stessi cittadini a vivere in luoghi privi dei servizi stessi. Una contraddizione totale che auspico venga rivista e corretta per far sì che la nostra Regione dimostri che la salute dei propri cittadini viene davanti a tutto. Al contrario si rischierebbe di innescare un vulnus simile a quando la Regione Emilia-Romagna chiuse i nosocomi montani abbassando di fatto la presenza e la qualità del nostro servizio sanitario pubblico» conclude Bentivogli.