900fest debutta col concerto di Paola Sabbatani contro le dittature e per la libertà

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Mercoledì 7 dicembre alle ore 21,00 alla Sala San Luigi di Forlì prima nazionale per Allontana da me…, concerto di «canzoni contro le dittature e per la libertà» che Paola Sabbatani, accompagnata da Roberto Bartoli (contrabbasso), Tiziano Negrello (percussioni), Maurizio Piancastelli (tromba) e Daniele Santimone (chitarra), presenterà come epilogo della nona edizione del 900fest – Festival di Storia del Novecento, dal titolo-tema Fascismi e internazionalismo democratico, che ha avuto luogo a Forlì dal 26 al 29 ottobre (il concerto, inizialmente previsto il 21 ottobre, è stato rimandato causa Covid).

«Nel concerto, prodotto dal 900fest, i brani sono tutti eseguiti in arrangiamenti originali per un quintetto di musicisti provenienti da esperienze eterogenee, dal jazz alla musica classica alla musica popolare» suggerisce Paola Sabbatani, che in merito alla composizione della scaletta racconta: «Da Calice di Chico Buarque e Milton Nascimento, scritta nel 1973, in cui il titolo ha in portoghese un secondo significato, ovvero Stai Zitto, con una ferma condanna alla censura della dittatura che limita la libertà di espressione, a Gallo rojo gallo negro, una delle canzoni più famose di Chico Sánchez Ferlosio, cantautore, poeta e compositore spagnolo antifascista e antifranchista, diventata uno degli inni della resistenza contro la dittatura in Spagna».

«Da Pippo non lo sa del Trio Lescano, costituito da tre sorelle olandesi naturalizzate italiane, ebree per parte di madre, canzone censurata perché ridicolizzava un gerarca fascista, a Nel 22 sognavo già l’amore con testo di Dario Fo, piccolo gioiello antifascista. Da Alabama song, nata dalla collaborazione tra il drammaturgo Bertolt Brecht ed il musicista Kurt Weill per l’opera Ascesa e caduta della città di Mahagonny a I walk a little faster di Carolyn Leigh e Cy Coleman, bellissimo brano jazz. La musica jazz fu osteggiata dalla critica fascista e subì una pesante censura, in particolare dopo le leggi razziali del 1938, in quanto considerata dal regime musica “negroide e semitica”. E altri brani, da scoprire».