Sale amaro

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La stagione balneare è giunta al termine e l’ultimo prelievo Arpae datato 19 settembre delle acque di balneazione romagnole ci mostra una situazione che già conosciamo. Da quest’ultimo quadro emergono però due fatti eclatanti. Il minore ha sfumature farsesche e riguarda il comunicato Arpae: “Nonostante l’evento meteo del fine settimana, acque complessivamente in buona salute lungo la costa emiliano-romagnola”.

Definirle in “buona salute” quando circa il 20% di quelle analizzate mostrano risultati oltre i limiti di legge, cioè 18 su 98 e diversi chilometri di costa interessati dal fenomeno di inquinamento microbiologico, è comicità pura. Il secondo fatto rilevato è invece inquietante. Uno dei tratti di mare interessato dall’ultimo provvedimento di chiusura della balneazione a causa dei batteri fecali è “Milano Marittima immissario Saline”. Qual è il problema grave? La chiave è nella parola immissario.

È assodato che questa volta i liquami sono defluiti in mare e la paratia che immette in primavera l’acqua marina nelle saline era chiusa, ma se il fenomeno accadesse nel periodo in cui è aperta, quando cioè la salina viene riempita di mare, il percorso di quell’acqua contaminata sarebbe inverso. Attenzione, quando si parla di liquami fognari non si parla solo di batteri fecali, ma di tutto ciò che finisce nelle fogne nere. A confermare questa possibilità ci sono due fatti documentali: il primo è sottoscritto da Arpae proprio nel profilo di balneazione dello specchio d’acqua suddetto, profilo in cui l’agenzia regionale per la prevenzione dell’ambiente sottolinea che quel canale è potenzialmente fonte di inquinamento per lo specchio d’acqua in cui sfocia, cioè quando l’acqua defluisce in mare.

Infatti riguardo il “canale immissario saline” Arpae aggiunge che in caso di precipitazioni gli scarichi presenti si possono attivare immettendo nel canale inquinanti. Ma se ciò accadesse quando l’acqua anziché defluire in mare viaggiasse in senso opposto, cioè nel periodo in cui viene riempita la salina? A ciò va aggiunto un altro fattore documentale: le acque di balneazioni adiacenti “Milano Marittima Porto canale Nord” e “Porto Marina Sud”, oggi chiuse per le immissioni inquinanti in mare del canale del porto e così rilevanti da avere fatto oltrepassare i limiti perfino al lontano specchio d’acqua di Pinarella, mostrano un quadro di contaminazione marina, dati alla mano rilevante, e di chilometri.

Ciò dimostra quanto sia significativo l’inquinamento microbiologico in quella zona dopo fenomeni atmosferici importanti e quindi quanto pericoloso nel caso in cui il canale immissario sia in quel momento aperto al riempimento della salina. Quelle acque marine adiacenti potrebbero quindi ulteriormente aggravare l’apporto di inquinanti che già l’immissario ha, minando la salubrità di una attività intrapresa dagli Etruschi che oggi regala al territorio romagnolo un prodotto d’eccellenza rinomato in tutta Europa. Da notare poi che il consueto riempimento della salina che dura parecchi giorni, avviene in primavera, quando cioè i controlli delle acque di balneazione non sono ancora iniziati e quindi quando eventuali episodi di inquinamento fognario non verrebbero rilevati.

Giorgio Venturi