Forlì città dei balocchi e dei fenomeni?

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Non di solo pane vive l’uomo”, così il Vangelo per dire quanto l’uomo non abbia solo necessità di beni e soddisfazioni materiali, ma soprattutto di appagamento spirituale che rassereni la sua vita. Va, però, sottolineato come, di solito, questa soddisfazione spirituale sia ampiamente e umanamente intesa più quale ricerca dei piaceri della vita invece che cura della propria anima, del proprio pensiero, cosìcchè il potere politico asseconda tale inclinazione della comunità, assicurando quel “panem et circenses” (pane e giochi del circo), già indicato dal poeta satirico Giovenale come il miglior strumento per tenere buono il popolo della Roma imperiale.

Ancora oggi tutti i cittadini, compreso quello forlivese, vivono di pane e divertimenti, insomma svaghi della vita, divisi, però, in tre fronti: quello dei fortunati che hanno il pane e possono assicurarsi lo svago in prima fila; quello degli sfigati, invece, con poco pane e pochi piaceri, comunque decisi ad accontentarsi anche dell’ultima fila, pur di essere presenti; infine, gli ultimi, solo con i denti, ma senza pane e senza piaceri, quindi solo tristi per il peso della loro sofferenza.

Per questo il potere, il governo delle nostre città, la stessa attuale Amministrazione comunale di Forlì soddisfano i primi, concedono un contentino ai secondi, dimenticano gli ultimi, impossibili protagonisti di una claque plaudente: eppure viviamo e vivremo tempi difficili dove dovremo preoccuparci più del pane che del futile, dove la guida responsabile delle comunità dovrà forzatamente ispirarsi ai principi dell’opportunità e della priorità!
A Forlì, sotto la corrente sindacatura, Piazza Saffi pare diventata principalmente un circo massimo di memoria romana per stemperare, calmierare, pure distogliere l’attenzione dai problemi della città, forse anche una scena pirandelliana dove l’apparenza palesemente contrasta con la sostanza dell’oggettiva realtà cittadina: insomma, Piazza Saffi forzato palcoscenico di ciò che non tutti forlivesi sono o possono essere o, forse, neppure vogliono essere.

Si sono accese fantasmagoriche, costosissime luminarie natalizie in piena pandemia; si sono ospitate e si ospitano rassegne enogastronomiche, italiane e straniere, con banchi di vendita dai prezzi di boutique; si è accolta la sfilata di preziose auto d’epoca, tale da lasciare a bocca aperta anche chi ha appena gli occhi per piangere.
Ancora si sono tenute e, sicuramente, si terranno manifestazioni sportive, talune anche bizzarre e acrobatiche, magari con la partecipazione di qualche assessore, pure da Comuni limitrofi, dotato più di abilità pedestre che di capacità politiche di buon amministratore.
Eppoi, la piazza passerella di grandi artisti, pur se spesso vecchie glorie, ospiti di manifestazioni dal sapore retrò dell’avanspettacolo: immancabile il patetico tormentone, postato sui social, dei selfie di amministratori e parlamentari locali con la gloria artistica del momento. Ricordo una rassegnata Orietta Berti e uno spaesato Riccardo Cocciante, entrambi costretti ad accontentare questo protagonismo selfista.

Più recentemente, due serate di liscio, pure con la partecipazione dell’aquila di Ligonchio, Iva Zanicchi, ma, soprattutto, per reclamare, “È la piazza che ce lo chiede”, così ha scritto il sindaco Zattini, che l’Unesco dichiari il liscio patrimonio dell’umanità! Ohibò, l’amministrazione piena interprete di un populismo piazzaiolo!
Un tempo le piazze reclamavano pane e lavoro, ora a Forlì si reclama un riconoscimento musicale, magari anche per chi rimane disoccupato e a pancia vuota! Adesso, è attesa una selezione del concorso di Miss Italia.

Questa proprio mancava, pensate che effetto: un florilegio di belle figliole in costume da bagno su spettacolare stacco di coscia e con davanzale di seno tra la solennità religiosa dell’Abbazia di San Mercuriale, l’austerità istituzionale del palazzo comunale, le architetture medievali e quelle possenti fasciste di Piazza Saffi!
Poco o nulla potrà il carro di tanta storia forlivese, trainato da possenti buoi romagnoli, contro la esile, ma tanto attrattiva concorrenza! Solo la statua candida di Aurelio Saffi volgerà le spalle a tanto scempio con lo sguardo volto a Roma e il pensiero all’epica Repubblica Romana del 1849.

Mi dispiace che tanta animazione della piazza non risollevi affatto Forlì dal clima desolato e desolante del suo centro storico, sempre più triste, malvissuto. L’importante è, comunque, stupire, lasciare basiti, far credere che ai vecchi amministratori comunali del passato, ordinari e grigi, ne sono subentrati altri, determinati e prestanti supermen, anzi recordman, come ha dichiarato il sindaco Zattini insomma dei veri “fenomeni”, capaci, persino, di asfaltare in una sola notte i 9.000 metri quadrati di viale della Libertà a Forlì, da piazzale della Vittoria e piazza Martiri d’Ungheria, antistante alla stazione cittadina.
Quella forlivese attuale è una giunta comunale fenomeno che vuole asfaltare: speriamo che questo non debba intendersi in senso figurato come volontà di prevalere in modo assoluto su ogni interlocutore o passare inesorabilmente senza confronto sopra ogni dissenso o contrasto.

Franco D’Emilio

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69enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".