L’Italia c’è, ma non ha certo bisogno della sindaca Deo

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Stamani, a colazione, pessima abitudine mangiare leggendo il giornale, appena l’ho vista nella foto, istituzionalmente fascinosa, a corredo di un articolo dal titolo messianico “L’Italia c’è chiama, Elisa Deo risponde …” ho rischiato di strozzarmi sull’ultimo morso di una fragrante brioche.
M’è andata bene, ho rischiato di mancare, mi sia consentita una localizzata palpatina scaramantica, ai prossimi processi, in fondo mi sarebbe dispiaciuto interrompere la liaison giudiziaria che, ormai, da più di due anni mi lega alla prima cittadina di Galeata.
“L’Italia c’è” chiama, Elisa Deo risponde?

E a chiamare la Deo sarebbe l’Italia in miniatura, da puffi di Federico Pizzarotti, ispiratore di una lista pretestuosa, pretenziosa, personalistica come altre, tutte pulci elettorali decise a far sentire il loro colpo di tosse in caso di vittoria del centrosinistra?
Questa è l’Italia alla quale la sindaca di Galeata risponde “Pronta!”?
Certo, le ambizioni politiche, la volontà di servire lo stato della nostra protagonista galeatese si sono davvero ristrette, quasi come un vestito, maldestramente lavato, quindi ridottosi di alcune taglie; dall’oversize, fuori misura, di qualche anno fa, quando certa pareva l’ascesi politica della Deo, favorita da un propizio vento in poppa, si è passati ad una taglia di aspirazioni molto più ridotte, striminzite.

D’altronde, ormai sul viale del tramonto, anche i personaggi politici conoscono, prima o poi, il loro sunset boulevard, in questo caso alla Gloria Swanson.
Quando il proprio mandato di sindaco è ormai al capolinea con i risultati, le polemiche e i guai, pure giudiziari, che la cronaca ha tanto bene documentato; quando, oramai, è vicino il rischio di finire giustamente nel dimenticatoio, allora è inevitabile alzare il braccino per dire “ci sono”, rendendosi, magari, disponibile al progetto senza arte né parte del Carneade parmigianino Pizzarotti, al massimo degno, un giorno, della domanda “Chi era costui?
La sindaca Deo è consapevole di non poter puntare più in alto; quindi, si accontenta del puffo Pizzarotti; l’importante è tenere la scena, che la gente, soprattutto i galeatesi abbiano dimenticato, insomma un bel colpo di spugna e tutto può tornare a brillare.
Già, così sarebbe davvero bello!

Resta, però, quel ponte che si intravede dietro la sindaca nella foto di stamani, mirabile infrastruttura, voluta dalla prima cittadina, ma dalla quale è nato un processo in corso.
Restano le querele, i processi intentati dalla prima cittadina galeatese contro tanti concittadini, colpevoli di dire la loro: in fondo, la Deo è quasi emula di don Lollò Zirafa, protagonista dell’atto unico pirandelliano La Giara, sempre pronto a gridare “sellatemi la mula!” per correre dall’avvocato a denunciare il prossimo. Per questo proporrei che alla signora sindaca fosse attribuita una laurea honoris causa in giurisprudenza, considerata l’esperienza maturata nel campo del diritto.
Resta una zona archeologica negletta, sulla quale le parole, soprattutto quelle della Deo, ricompaiono e, poi, spariscono secondo tempi carsici.
Resta l’incuria, anche la sporcizia di un paese che vede così violata la sua bellezza e la sua dignità, malgrado la bizzarria estetica di una fontana in piazza alla quale nemmeno i cosacchi farebbero abbeverare i loro cavalli, magari con una deviazione dalla via Germanica, tornando da Roma.

La Deo, dunque, con questi trascorsi e con tanta conseguente dimostrazione di competenza è pronta a rispondere a L’Italia c’è di Pizzarotti?
Sono convinto che quest’ultimo non abbia affatto necessità di tale disponibilità e che, invece, sia la sindaca a voler salire su, ad ogni costo, con il puffo parmigianino, per lei davvero L’ultimo treno per Yuma.
Eppoi, cosa porterebbe in dote al simpatico Pizzarotti: gli striminziti 120 voti circa raccolti nel suo paese alle ultime regionali?
Suvvia, caro Federico Pizzarotti, non si faccia buggerare, non stia a perder tempo dietro alla Deo, trascorra una sera in più tra gli amici e i veri sostenitori, magari tra una fetta di culatello e un tocchetto di parmigiano.
Non risponda al telefono, lasci che dall’altra parte alla Deo resti solo un ossessivo, amaro “tu tu tu tu”.

Franco D’Emilio

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69enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".