Sono stato al cimitero monumentale a trovare mio suocero Bruno. Nell’uscire ho fatto un saluto al grande Sergio Giammarchi e, a pochi passi da lui, ad Aurelio. Tutte le volte che penso a Saffi mi viene alla mente il suo concetto di laicità, fondato sul dialogo, rispettoso della fede. Anzi, come per Mazzini una questione trascendente. Ora che le ferie portano più tempo alla lettura, mi sono imbattuto nel bellissimo libro “Piccolo trattato di consolazione”, scritto da un rabbino francese, la signora Delphine Horvilleur.

Grazie al suggerimento/regalo del professore Maurizio Cambi. Qui ho trovato una sintesi straordinaria del termine. “La laicità non contrappone la fede alla miscredenza. Non separa coloro che credono in un Dio vigile da coloro che credono che sia morto o inventato. Non si fonda sulla convinzione che il cielo sia vuoto né su quella che sia abitato, bensì sulla difesa di un territorio mai colmo, sulla coscienza che resterà sempre un posto per una credenza diversa dalla nostra. -…- In questo senso la laicità e’ a suo modo una forma di trascendenza. Afferma che in essa esiste sempre un territorio più esteso della mia fede, capace di accogliere quella di un altro venuto lì a respirare”.

Mario Proli

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Laureato in Storia Contemporanea, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Bologna. È responsabile dell’Unità Stampa e Eventi Istituzionali del Comune di Forlì e dell'Ufficio Stampa del Comune di Forlì. Scrittore, storico e autore di diverse pubblicazioni. È presidente dell'Associazione Stampa di Forlì-Cesena.