Predappio Casa del fascio

Le notizie sulla ex Casa del Fascio di Predappio, ancora oggi definibile solo come “restauranda” perché, tuttora, neppure sottoposta al consolidamento sismico e alla messa in sicurezza, previsti dal primo stralcio dei lavori di recupero, ricompaiono periodicamente nella cronaca locale di qualche quotidiano locale, ma senza più alcuna sorpresa o novità: solo chiacchere, tanto fumo e poco arrosto, la solita sbadiglievole tiritera, trita e consunta, su lavori da tempo in argomento, ma mai iniziati né con la certezza effettiva di un inizio futuro.

Notizie che sono, sempre e soltanto, la solita acqua, ormai stagnante, che sul tema del restauro della Casa del Fascio di Predappio riemerge ogni tanto dal tombino politico-amministrativo del capoluogo della Valle del Rabbi per tormentare zebedei altrui, predappiesi e non, oramai increduli che dalla molitura di tante parole, tanti ripetuti annunci inutili possa venire una minima farina di concretezza.
Però le notizie tornano ora, come in passato, in perfetta parità tra vecchia e nuova giunta ovvero tra centrosinistra e centrodestra: importante è la visibilità politica sull’elettorato, far capire che sul restauro della ex Casa del Fascio sempre sono stati e sono presenti, insomma hanno tenuto e tengono “botta” sia gli uni che gli altri, pur se senza mai riportare alcun risultato concreto.

Sempre lo stesso, però, il rituale comunicativo: sullo sfondo della ex Casa del Fascio un primo piano del borgomastro, attuale o passato, a corredo di un articolo dal titolo quasi ecumenico, ispirato ad un “magnum gaudium nuntio vobis”.
Così, anche su Il Resto del Carlino di domenica 7 agosto l’annuncio “Casa del Fascio, ecco il progetto”… sulla foto del borgomastro in carica Roberto Canali: uso la denominazione “borgomastro” degli efficienti amministratori dei comuni tedeschi quale buon auspicio per chi, ora e in passato, ricopre ed ha ricoperto a Predappio la carica di sindaco senza porre significative pietre miliari.

“…ecco il progetto”? Annuncio che mi ha suscitato un’immediata sensazione di fastidio, di tolleranza, messa a dura prova, pari alla reazione per l’ossessiva, vuota ripetizione delle promesse berlusconiane o per l’anacronistico, patetico ruolo della sinistra, Robin Hood per togliere ai ricchi e dare ai poveri.
Ho cercato subito trascorsi articoli sul tema del recupero della ex Casa del Fascio di Predappio e dalla trascorsa sinistra ad oggi, sotto l’attuale conciliante e cerchiobottista centrodestra, nulla o poco è cambiato, insomma “Se non è zuppa è pan bagnato!”

E, allora come oggi, resta l’evidenza che sul restauro della Casa del Fascio di Predappio sia come parlare di nozze con pochi fichi secchi: per una spesa complessiva di oltre 11 milioni di euro sono disponibili solo 3,5 milioni per il primo stralcio dei lavori di miglioramento sismico e messa in sicurezza, secondo un progetto, fra l’altro, ancora da approvarsi; il secondo e terzo stralcio dei lavori restano ipotetici perché senza copertura di spesa. Intanto, devono pagarsi anche talune spese tecniche per i rilievi e le indagini strutturali, sinora condotte; solo all’inizio qualche notizia sul “rinvenimento archeologico fascista” di una brocca metallica, smaltata in bianco con filettatura blu, o dell’impianto di motorizzazione elettrica del cancello d’ingresso. Poi, silenzio, proprio quando ci avevamo preso gusto e, magari, ci aspettavamo la scoperta del temperamatite del segretario del PNF predappiese o (che bomba!) della tazza del bagno, in uso pure per accogliere sgravi, più o meno impegnativi, del Duce in qualche sua visita alla Casa del Fascio predappiese.
Sono trascorsi dieci anni di annunci senza costrutto e resta in discussione, cosa davvero grave, la stessa destinazione d’uso finale dell’edificio, una volta restaurato.
Mi pare una grave prova di insipienza umana.

Credo che il buonsenso debba convergere sul progetto di un centro culturale polivalente per fini espositivi temporanei; inoltre per finalità di ricerca e studio sulla storia del ‘900 con particolare riferimento alla genesi di tutti i totalitarismi; infine per un museo storico del Fascismo, cui Predappio è legato indissolubilmente sul piano storico, di conseguenza su quello turistico e culturale.
Credo, invece, immotivata la realizzazione di un centro studi sull’architettura razionalista: già, da tempo, ne esistono alcuni, utili alla conoscenza e tutela del patrimonio interessato; si rischia di creare un inutile, ennesimo duplicato, corrispondendo solo alle attese, alle aspirazioni provincialotte di taluno o taluni architetti locali in cerca di ghiotte occasioni professionali, direttive.

Mentre mi accingo a chiudere queste righe, ho di fronte sulla scrivania ben otto articoli sul tema del restauro della ex Casa del Fascio di Predappio, costruita in tre anni, poi per interminabili decenni abbandonata all’incuria dalla “damnatio memoriae” dei vincitori e dell’antifascismo. Rivedo titoli, leggo contenuti, tutto più o meno simile, ma, soprattutto, alla luce dei mancati risultati, solo tanta fuffa.
Mai i cittadini di Predappio sono stati coinvolti o sono stati essi stessi promotori di un’azione di pressione su quelle istituzioni che gestiscono il recupero dei beni architettonici storici.
La vista della Casa del Fascio, solo polverosa, scrostata e rugginosa, mi rattrista e risveglia il tormento di una mia colpa, l’assassinio, per colpa di un mio lontano articolo, di un fico cresciuto anni fa su una terrazza dello stesso edificio: una mattina, incursori operai della giunta di centrosinistra tagliarono quella pianta tanto prospera con le sue radici nella feconda muratura cementizia del Ventennio. Grave colpa la mia! Da allora, nella Casa del Fascio di Predappio solo silenzio e morte assistita da pochi esperti becchini; fuori, soltanto chiacchiere che costano poco, ma fanno fare sempre una bella figura.

Franco D’Emilio