lettera di Mussolini

All’improvviso nella quotidianità di un pomeriggio estivo una “sorpresa mussoliniana”, una chicca archivistica, documentaria che accresce la memoria cartacea storica dell’illustre predappiese. Taccio, a rispetto e tutela delle loro persone, soprattutto dal fastidio dei soliti collezionisti, i nomi dell’informatore e del detentore di un epistolario, intercorso tra una gentile signora di Castrocaro e il fondatore del fascismo.

La sola lettera, di cui qui allego foto, come si vede dal timbro postale di partenza da Roma, risulta spedita il 1° febbraio 1923 e risulta, invece, giunta a destinazione, come appare sul retro della stessa busta il 3 febbraio successivo. Dalla lettura del testo si comprende come tra il mittente e la destinataria vi sia una corrente conoscenza, amicizia, consolidata da tempo, tanto da indurre Benito anche alla confidenza di “tornare ai nostri tempi” ed avere “la nostalgia della giovinezza tramontata”.

Alla data della lettera, Mussolini è da tre mesi Presidente del Consiglio del suo primo governo, ancora di coalizione, dopo l’ascesa al potere, successiva alla Marcia su Roma: oltre che capo del governo e ministro degli interni, il futuro Duce è ad interim pure ministro degli affari esteri, come appare dal sigillo a stampa sul lembo di chiusura della lettera stessa.

La missiva, dunque, è stata scritta nell’ambito della corrispondenza personale dopo l’attività ufficiale di ministro degli esteri, utilizzando carta da lettera con intestazione di tale dicastero.
Nel testo mussoliniano alla Sig.ra Proli Ravaioli di Castrocaro, relativamente al conferimento di un’onorificenza, si fa riferimento ad un intervento che Benito intende fare presso il Prefetto di Firenze, quindi il comune di Castrocaro assieme ad altri dodici municipi della cosiddetta Romagna Toscana, a quel momento non è stato ancora incluso nella Provincia di Forlì, come avverrà poco tempo dopo, sempre nel 1923.
Adesso s’impone un possibile, dettagliato esame e studio dell’epistolario appena rinvenuto.
Grazie di cuore ai due amici che mi hanno supportato.

Franco D’Emilio