Giustizia

ASSOLTO PERCHE’ IL FATTO NON COSTITUISCE REATO!
Così, con questa sentenza, emessa poco dopo le 17,00 dal Tribunale di Forlì, accogliendo, fra l’altro, analoga richiesta di assoluzione da parte del Pubblico Ministero, oggi, si è conclusa una vicenda giudiziaria che con altri, ben otto, coimputati mi ha visto accusato del reato di diffamazione nei confronti della sindaca di Galeata, d.ssa Elisa Deo.
Tutto è iniziato nel 2019 da un mio articolo, intitolato “La gaffe della sindaca di Galeata”, pubblicato il 10 gennaio di quell’anno su 4live e su Romagnauno, due testate giornalistiche online, circa la notizia dell’avvenuta esclusione del Comune di Galeata dai contributi, approvati il 18 dicembre 2018 dal Consiglio d’Amministrazione del Gal L’Altra Romagna, organo erogatore di contributi europei a sostegno di “strutture per servizi pubblici”: motivo della mancata assegnazione l’incompletezza della relativa pratica di richiesta, pervenuta senza un allegato essenziale.

Che io sappia, mai si è, poi, conosciuta la responsabilità di questa incompletezza burocratica, anche solo per involontaria dimenticanza: tutti, si sono tirati fuori, dalla sindaca agli addetti comunali, senza una minima considerazione relativamente alla diversità delle finalità amministrative, anche in un Comune come in ogni altro ufficio pubblico, distinte tra quelle di “rilevanza interna” e quelle di “rilevanza esterna”.
La pratica, infatti, doveva considerarsi istruita da uffici interni al Comune di Galeata, quindi a sola rilevanza interna, ma, poi, rappresentata al Gal L’Altra Romagna da un soggetto, sindaco o chi da esso delegato, attore di azione amministrativa di rilevanza esterna.
Queste mie considerazioni non sono garbate alla Prima Cittadina, subito querelante per il reato di diffamazione contro di me, quale autore dell’articolo, e contro altri cittadini, incauti commentatori dell’articolo, postato anche su un social-network. Una cosa sola è stata certa sin dall’inizio: la perdita di un contributo, utile ai servizi per i cittadini galeatesi.

In questi tre anni l’accusa è stata archiviata due volte, poi, oggi, data l’ostinazione ricorrente della sindaca, il processo nell’afosa calura pomeridiana. Finalmente giustizia è stata fatta, tutti assolti perché il fatto non costituisce reato!
Il sarcasmo ossia l’ironia amara e pungente del mio articolo è stato inteso giustamente sia come sale caustico della reazione di sconcerto di buona parte dell’opinione pubblica, galeatese e non, sia come colore di quella satira che da tempi antichi, da Orazio a Persio, a Giovenale sino ai nostri giorni, ha sempre sottolineato, con note critiche, eventi e personaggi, in particolar modo della vita pubblica.
Tre lunghi anni di una vicenda giudiziaria, voluta ad ogni costo dalla sindaca di Galeata per la sua ostinazione di fare di un bruscolo una trave nel suo occhio di amministratore, indisponibile che si dubitasse della sua autorità e, prima ancora, della sua autorevolezza. Altrettanto manifesta la sua intolleranza verso il diritto di cronaca e di critica, fra loro sempre strettamente congiunti.

Oggi pomeriggio, le è andata davvero male, come spesso accade a chi crede di suonarle agli altri e, invece, deve arrendersi all’evidenza di essere la sola suonata a dovere, avendo mosso un’accusa infondata, relativamente ad un accaduto che non costituisce minimamente reato.
La sindaca resta con le pive nel sacco ed io, certamente, non dimentico chi, per la prima volta nella mia vita, mi ha trascinato in un’aula di tribunale, offendendo il mio onore.
In fondo, però, sono incapace di profondo rancore e, uscendo dal Palazzo di Giustizia, ho avuto per la battuta sindaca un pensiero di comprensione: stasera, mogia e confusa, avrebbe risalito la Valle del Bidente sino al suo paese con lo stesso spirito, vissuto dagli austriaci, sconfitti nella Prima Guerra Mondiale, che senza speranza, come si legge nel proclama della vittoria del generale Diaz, risalivano amaramente valli italiane discese con tanta ostentata e orgogliosa sicurezza! Intanto, per me domani è davvero un altro giorno.

Franco D’Emilio

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69enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".