All’armi, all’armi antifascisti!

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Alla fine, la Direzione Nazionale del Partito Democratico, convocata martedì 26 luglio per l’avvio della campagna elettorale, utile alle imminenti politiche del prossimo 25 settembre, ha davvero partorito un misero topolino: anziché cercare il consenso elettorale sulla bontà di un suo programma politico, esaustivo dei problemi reali e incombenti dell’Italia, e piuttosto che accettare il confronto democratico con i contendenti, loro oppositori, l’assise piddina ha rispolverato il logoro, anacronistico e, soprattutto, ridicolo appello al fronte della sinistra antifascista contro il pericolo di una svolta autoritaria della politica italiana, ad opera di un centrodestra, ora fortemente dominato dal partito Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

“All’armi, all’armi antifascisti” sembra divenire così l’appello accorato, ma riconosciamolo, fortemente paraculo di Enrico Letta, segretario del PD, che con questo suo ridicolo richiamo antifascista si colloca davvero molto al di sotto di quanto ci si aspetterebbe da chi, sino a marzo 2021, ha diretto la Scuola di affari Internazionali di Parigi.

Sì, paracula o paraventa, la tattica di Letta è, infatti, quella di chi, ormai messo alle corde dalla caduta del governo Draghi e da invitabili conseguenti elezioni, deve per forza cercare una via, un escamotage per volgere subito a proprio vantaggio una palese situazione di difficoltà politica; a Letta, consapevole della scarsa progettualità politica del suo PD, non rimane che trincerarsi dietro la barricata antifascista contro Giorgia Meloni; Letta evita il confronto con avversari politici perché cerca nemici che a priori giustifichino la sua logica di scontro duro e veemente.

Dalla porta della sala delle tante menti politiche e strategiche della Direzione PD è uscito solo soletto un misero topolino, destinato, forse ignaro, ad affrontare la zampata reazionaria della miciona Meloni: non sempre i maitre à penser, Enrico Letta lo conferma, rappresentano un riferimento significativo per il prossimo, per la società!
Alla fine, Enrico Letta ha fatto la fine del pesce rosso che boccheggia nel suo vaso senza più il ricambio d’acqua e ossigeno ad opera di Draghi e del suo precario governo emergenziale; è capitombolato, gambe all’aria, proprio sul “campo largo”, sul tappetto sfilatogli sotto i piedi dai complici/traditori del M5S; ha dovuto arrendersi all’ineluttabilità di elezioni anticipate, dopo averle a lungo avversate, pur di continuare a governare, quasi fossero, davvero e solo per lui, un mussoliniano “ludo cartaceo”.

Ora, è magra e quel topolino, solo soletto partorito dalla Direzione del PD, dovrebbe nelle intenzioni di Letta chiamare all’adunata tutta la sinistra antifascista contro il rischio di un futuro governo autoritario, quasi neofascista, della Meloni e del centrodestra alleato.
Addirittura, il maitre à penser del PD è stato audacemente scurrile, sollecitando l’adunata rossa alla propaganda elettorale pure sotto gli ombrelloni in spiaggia, anche a rischio di “rompere i coglioni” ai bagnanti!

Dia retta, segretario Letta, si procuri, invece, una divisa da marinaretto con tanto di cappelletto, poi un buon secchio ed un corno d’ottone dallo squillo acuto: non resterà che gridare “cocco, cocco bello!” e forse alcuni bagnanti, pure tolleranti, alzeranno lo sguardo verso la sua figura inopportuna e rompicogliona nel solleone estivo.
Mi vien da ridere al pensiero che nella ricorrenza del centenario della Marcia su Roma il Partito Democratico, quasi sulle orme delle camicie nere, abbia chiamato i suoi alle armi dell’adunata elettorale: davvero amaro, cinico e baro il destino del PD!

Franco D’Emilio

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69enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".