Parlamento Italiano

Fateci caso, mai, come in questo clima di inattese e, ormai, imminenti elezioni politiche, risulta opportuna la tanta pubblicità che, in televisione e sui giornali, ci scassa gli attributi, i cabasisi per dirla alla Camilleri, consigliandoci rimedi, farmacologici o naturali, contro la stitichezza o la diarrea, la cattiva digestione o l’insonnia, quasi in un’aspirazione liberatoria da scorie, affanni, tribolazioni gastroenteriche: tutto, magari pure agevolato dal diuretico plin plin di un’acqua minerale ad hoc, reclamizzata da due pimpanti belle ragazze.
Nell’imminenza di nuove elezioni politiche tutta questa pubblicità risulta quasi un monito provvidenziale perché anche il voto elettorale, nella sua espressione individuale e collettiva, assuma valore depurativo dalle tante tossicità, dai tanti travasi di bile e conati di vomito che la politica nazionale ci ha ampiamente dispensato durante l’ultima legislatura, finalmente sepolta.

Scegliamo, dunque, candidati nuovi senza precedenti di alcuna sorte, davvero credibili per competenze, onestà intellettuale e, soprattutto autorevoli per la loro condotta.
Nell’ultima legislatura abbiamo digerito tanti di quei rospi, bocconi amari che neppure il deprecato olio di ricino sarebbe servito come lassativo; ansiosi e insonni, siamo stati sballottati da destra a sinistra sino all’ammucchiata draghiana senza che mutassero le nostre preoccupazioni per un possibile bivio tra un futuro di lavoro o di possibile povertà; abbiamo, poi, conosciuto il disgusto di una dilagante corruzione nella gestione della pandemia, si pensi allo scandalo delle mascherine, tale da indurci un insistente bruciore di stomaco, a stento lenito dal Maalox; infine, abbiamo contenuto con pomate antistaminiche un diffuso eritema pruriginoso alle mani, dovuto all’impossibilità di menare dovute sberle sulle facce di bronzo di tutti quei parlamentati, un numero davvero incredibile, che con tanta disinvoltura hanno cambiato casacca politica con una pratica comunque riprovevole perché chiaramente prostitutiva.

Eppure, a Forlì, come altrove in tutta Italia, i partiti, impegnati, ormai da anni, a tutelare solo il protagonismo politico di pochi con il supporto da tanti galoppìni peones, e per questo privi di una valida classe dirigente, tornano a riproporci nomi di logori candidati, ad esempio leghisti, manifestatamente inutili, tranne la pratica prezzemolina del proprio selfie sui social; oppure, tolgono dalla naftalina qualche vecchio pacioso arnese della politica prodiana, quasi fosse ancora buono nella stagione difficile che viviamo; o, ancora, ci danno da digerire qualche modesta, eppure immotivatamente ambiziosa candidata, già mutata di casacca da Forza Italia a Fratelli d’Italia oppure intendono propinarci di nuovo chi dal Partito Democratico voltò la gabbana alla stazione della Leopolda.

Altrettanto non possiamo votare al Parlamento assessori comunali o regionali, magari tanto glamour finché non aprono bocca o tanto arditi finché si tratta soltanto di un cartello regionalistico sull’autostrada.
No, il nostro prossimo voto alle politiche deve essere veramente depurativo, lassativo, rasserenante da queste tristi figure politiche; dobbiamo votare solo chi, in ogni partito, sappia con argomenti fondati e secondo una scala di priorità, opportunità rappresentare un programma politico vincolante per tutta la prossima legislatura.
Diversamente, rischieremo di nuovo l’avventurismo politico, conosciuto con i mutevoli, inconsistenti e opportunisti 5Stelle, del cui ex deputato forlivese dobbiamo augurarci di perdere la minima memoria, considerata l’assenza di sue orme, tracce politicamente significative.

Stamani, pur se fuori Forlì, alcuni amici mi hanno inviato titoli della cronaca forlivese con nomi di possibili candidati, uomini e donne, ad un seggio parlamentare: proprio vero, le facce toste stravolgono la realtà, accrescono le loro ambizioni, tanto più per il fatto che l’appetito vien mangiando.
Il nostro prossimo voto deve essere, invece, davvero uno spartiacque tra la politica vera ed il maneggio della politica, come sinora ignominiosamente è stato.
Dobbiamo tornare ad essere cittadini politicamente sereni, non più stitici o diarroici, tanto meno ansiosi o con il reflusso gastroenterico, insomma il prossimo voto deve restituirci una politica che ci depuri e ci aiuti a fare plin plin.

Franco D’Emilio

CONDIVIDI
Articolo precedenteCostituito un comitato per il recupero e la valorizzazione di Villa Saffi a San Varano
Articolo successivoBiker Bikini Benefit
69enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".