Lo Statuto Albertino e il 20%

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Nessuno, o quasi, ricorda più lo Statuto Albertino, che gli italiani cancellarono il 2 giugno 1946. I cittadini vi erano chiamati “regnicoli”, una parola che a me ha sempre fatto venire in mente gli gnomi, i coboldi, le creature fantastiche di Ulisse Aldrovandi. Insomma, i “normali” erano solo i principi e le principesse, belli, ricchi e puliti nei loro castelli da favola. Gli altri erano caricature umane, o quasi, abitatori di grotte, tuguri, casupole. Proprio un’altra razza. Anche per questo, viva sempre la Repubblica.

Il 20%

Se un paese straniero aggredisse l’Italia e ne occupasse il 20%, cioè il Piemonte, la Lombardia e il Trentino Alto-Adige, oppure – a piacere – Sicilia, Sardegna e gran parte della Calabria, voi:
A) pensereste che tutto sommato non vi riguarda, perché voi non siete coinvolti;
B) andreste a combattere per riprendervi il territorio nazionale;
C) inviereste Matteo Salvini presso il nemico per trattare la pace;
D) issereste la bandiera del nemico e buttereste il tricolore, l’inno di Mameli, ecc.;
E) vi affidereste a ONU, UE per trovare un accordo (qualunque esso fosse);
F) portereste voi e i vostri cari in un altro paese;
G) altro (ci si augura un suggerimento).

Roberto Balzani

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.