Giornata internazionale contro il consumo e il traffico di droga

0

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), in occasione della Giornata internazionale contro il consumo e il traffico di droga (26 giugno), istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite con risoluzione 42/112 del 7 dicembre 1987, ritiene allarmanti i dati relativi al ruolo centrale occupato dall’Italia nello smercio, nel consumo e nella diramazione delle sostanze stupefacenti. L’impressione è che in funzione di eventi gravissimi come la pandemia, e più recentemente la guerra in Ucraina, l’attenzione dei media e delle autorità rispetto a problematiche ataviche, ma non per questo meno allarmanti come la tossicodipendenza, si sia “allentata”.

Effettivamente il lockdown aveva contribuito al ridimensionamento dei numeri connessi a tale fenomeno; ora però con il ritorno a una quasi normalità risulta evidente quanto invece sia grave la situazione. Vengono prodotte nuove sostanze psicoattive ogni settimana; vengono immesse sul mercato quantità enormi di stupefacenti; in maniera particolare è cresciuta a dismisura, come evidenziano i dati della relazione annuale della Direzione centrale per i servizi antidroga 2022, la circolazione della cocaina (2019 (+64,25%); 2018 (+127,76%); 2020 (+47,66%)) e della droga dello stupro Gbl e Ghb.
Indubbiamente nelle persone più fragili anche il forte disagio psichico riconducibile all’emergenza pandemica e alla solitudine forzata ha contribuito alla ricerca di sostanze atte a negare la realtà.

Infatti l’insoddisfazione, l’incertezza, il rifiuto del mondo esterno, la mancanza di scopo continuano a costituire motivazioni per il consumo di droghe. L’abbandono scolastico, l’impoverimento dei tessuti sociali, l’assenza di figure autorevoli o modelli positivi alimentano circuiti viziosi e forme di autodistruzione. Pertanto i progetti scolastici di recupero e supporto alle famiglie disagiate dovrebbero trovare adeguata collocazione soprattutto nella stagione estiva, quando si creano sacche di solitudine e malessere immenso per i giovani che non abbiano molte opportunità e vengono abbandonati a sé stessi.

Sarebbe opportuno investire seriamente nella scuola pubblica, creando ambienti d’apprendimento sani e adeguati alle temperature elevate che ormai si registrano in tutta la penisola, per consentire lo svolgimento di attività didattiche ricreative e innovative. Creare un modello di scuola più inclusivo e funzionale alle difficoltà degli adolescenti da sviluppare nella stagione estiva potrebbe costituire una sperimentazione per percorsi futuri da proporre stabilmente durante l’anno scolastico.

Romano Pesavento