Giacomo Santarelli e la sua famiglia, anzi i suoi figli

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Questa è la bella tomba della famiglia Santarelli posta nella parte dello stilobate a destra del Pantheon, Arcata n° 9. Ne parleremo a dovere quando tratteremo del suo artefice, Apollodoro Santarelli. Ai lati della piccola scala, in verticale, le dediche, a sinistra sotto l’angelo quella per il padre Giacomo, a destra quella per la madre Maddalena Baroncelli. A terra 5 lapidi. Da destra verso sinistra: Antonio, Apelle, Apollodoro, Giuseppe, Aldino.
Ho letto con interesse e piacere il bell’articolo di Nicola Marincola pubblicato su ForlìToday dedicato a quel grande personaggio forlivese che è stato Antonio Santarelli.

Così ho pensato di completare il racconto con gli altri figli di Giacomo. Citiamo però le origini della famiglia che partono dal 1682 con Giov. Battista Santarelli e Maria Roberti, da questi si giunge a Giovan Battista (1761-1812) e Annunziata Masetti che hanno due figli: Giacomo e Anton Francesco. Del primo sappiamo molto, perché io ne ho parlato in diversi miei articoli, il secondo è stato un famoso giureconsulto anche se morto giovane a 42 anni. Negli anni 30 fu incaricato di importanti missioni presso il Pontefice Gregorio XVI per tentare di risolvere i problemi politico-civili dopo i moti del 1831 avvenuti a Cesena e a Forlì. Ma passiamo subito alla famiglia di Giacomo e ai suoi figli:

Da Giacomo e Maddalena Baroncelli 4 figli:
Antonio 22 aprile 1832 – 12 agosto 1920
Apelle 1833- 1918 o 1919
Apollodoro 1835-1908
Giuseppe 1838-1877
sp. Alceste Bordandini 1 figlio, anzi 2
Aldino 1875-1876 morto a 18 mesi
Aldina 1878-1879 morta a 1 anno

Antonio Santarelli
di lui ha già scritto ampiamente Nicola Marincola, quindi questa è solo una citazione per dovere verso la famiglia.
Nasce a Forlì il 26 aprile 1832 da Giacomo e da Maddalena Baroncelli e muore sempre a Forlì il 12 agosto 1920. Il padre Giacomo è il noto architetto e ingegnere comunale, che noi abbiamo più volte ricordato, a cui si deve la realizzazione di molteplici interventi nella Forlì post-napoleonica: il Foro Annonario, lo sferisterio (oggi non più esistente), il palazzo Pettini-Giovannetti in C.so Mazzini e l’importante restauro del Santuario di S. Maria delle Grazie di Fornò. Dell’edificio si occuperà a fine Ottocento il figlio Antonio, in qualità di ispettore agli scavi e monumenti di Forlì. Di lui ho ricordato nell’articolo sul “cavaliere misterioso” il ritrovamento della testa di un Diacono presente nella composizione scultorea del portale del Carmine. Antonio è il figlio primogenito, dopo di lui i fratelli Apelle (Forlì, 1833-1919; amministratore e benefattore), Apollodoro (Forlì, 1835-1908; scultore) e Giuseppe (Forlì, 1838-1877; militare). Apelle e Giuseppe in particolare sono combattenti e ferventi patrioti.
Eccoli in ordine cronologico:

Apelle Santarelli
Nato nel 1833. Ho notato una contraddizione per quanto riguarda la data della sua morte. Le diverse fonti consultate riportano la data del 30 aprile 1919. Nei documenti dell’Archivio del Monumentale la data è 30 marzo 1919. Al contrario nella pietra tombale posta sul pavimento della tomba la data scritta è: 30 marzo 1918. Quale l’esatta?
Unito alla famiglia, da vincoli di profondo affetto, cortese come pochi, fedele all’amicizia, nobile spirito che avvinceva la simpatia di tutti è rimasto famoso per il fraterno rapporto con Antonio. Con lui, i loro nomi sono legati alle vicende dell’Asilo infantile che si chiamerà Santarelli. Non solo, premesso che la famiglia fu di sentimenti profondamente italiani, se Antonio non poté essere soldato, ebbe però voce autorevole nei comitati che preparavano alla riscossa del paese.

Alla vigilia del nostro Risorgimento Apelle, fra l’altro noto al governo Pontificio per il suo patriottismo, parte con i più ardenti patrioti e partecipa alla campagna del 1859 e successivamente si dedica alla carriera militare. Nominato ufficiale per lunghi mesi sta in armi in azioni contro il brigantaggio nel Mezzogiorno. Così nel 1860. Nel 1866 a Custoza per il coraggio dimostrato nella battaglia e l’intrepido valore evidenziato nei vari scontri, è decorato di medaglia al valore. Nel 1869 altra medaglia ad onore dei benemeriti per l’opera di assistenza prestata ai livornesi colpiti da un’epidemia di colera. Nel 1870 entra con il suo reggimento a Roma per la breccia di Porta Pia. Diventa Capitano e nel 1881, si congeda avendo meritato ben sette medaglie e torna alla vita privata. In famiglia c’è sempre Antonio che lotta con la malattia e lui, Apelle, diventa il suo infermiere e lo assiste per sempre nel modo più amorevole. Comincia cosi questa parte della sua vita tutta dedicata all’assistenza al fratello, fino al 1918 o 19 anno in cui Apelle muore.

Terminata la vita militare, quale cittadino noto ed esemplare non poteva essere lasciato inoperoso. Così è assunto in uffici pubblici. Nel Comune, nella Congregazione di Carità, nella Cassa dei Risparmi, negli Ospizi Marini, nella Società del tiro a segno, che presiede fin dalla sua costituzione, e nell’Asilo infantile del quale per molti anni fu Direttore.
All’asilo, come suo fratello Antonio, dedicò le più affettuose cure e i bambini lo chiamavano babbo, nonno! Ma quella sera, che per l’ultima volta venne all’asilo, si mostrò stanco ed anche il suo incedere di solito sollecito, parve lento.

Disse: “Non vedo l’ora di essere a casa per riposarmi”. Ahimè, pochi giorni dopo morì. E così il suo Antonio rimase solo. E’ superfluo ricordare la disperazione del fratello che improvvisamente aveva perduto il suo sostegno. Negli occhi di Antonio c’era uno strazio. uno spasimo indescrivibili. Eppure in quel momento così tragico Antonio dettò il codicillo al suo testamento già redatto col quale ribadisce le disposizioni già impartite per quanto riguardava le medaglie e le monete antiche, i suoi libri e i suoi scritti destinati alla Biblioteca e al Museo Comunale, e nominava erede universale l’Asilo Infantile di Forlì. Al 1925 risale l’apposizione di una lapide donata dai marchesi Vittoria e Alessandro Albicini, nell’Asilo intitolato ai due fratelli Apelle e Antonio Santarelli, e murata nell’aula delle esercitazioni di canto e di ginnastica.
Tornando un attimo a parlare di Antonio, del testamento e quant’altro, è da ricordare che aveva anche lasciato quanto doveva essere scritto di lui nella sua tomba. La scritta è stata in parte modificata con l’aggiunta “di salda fede italiana” e fu l’ultimo della sua famiglia – 1832-1920”.

Apollodoro Santarelli (1835-28 marzo 1908)
Nella seconda metà dell’800 Forlì lamenta un limitato numero di scultori. Poco il lavoro, a causa dell’assenza di committenti laici. Non vi sono più mecenati come nel passato. E così per poter realizzare i propri intenti artistici ci si rivolge all’architettura cimiteriale.
Questa è considerata un genere di scultura minore, soprattutto nell’ambito delle Accademie. Tuttavia la scultura di monumenti funerari rappresenta una delle poche possibilità di lavoro per gli scultori forlivesi e non, che riuscirono a realizzare sapientemente, in forme corporee, sentimenti e qualità morali.

La tomba dedicata a Giacomo Santarelli e realizzata dal figlio Apollodoro nel 1859 (la vediamo in testa all’articolo), debitamente firmata nel lato sinistro del basamento (A-Santarelli Scult. Massa Carrara), rappresenta una visione di giovinezza, armonia e bellezza tutte racchiuse nella figura dell’angelo che caratterizza, a figura intera, la tomba stessa. Le pieghe della veste fitte e scavate, il viso eretto incorniciato dai lunghi capelli che ricadono sulle spalle, creano un senso di particolare bellezza della figura che esprime con lo sguardo e l’atteggiamento un senso di profonda malinconia. La statua collocata all’aperto, anche se protetta dalle volte dello stilobate, per il lavoro del tempo si è ricoperta di una patina che crea alla bellezza della figura un senso ancora più profondo di tristezza.

Apollodoro fu uno scultore non certamente eccelso, ma sempre coerente e il suo costante lavoro certamente non lo ha fatto un grande maestro, ma un artista di tutto rispetto.
Sempre nel Cimitero Monumentale di Forlì sono da ricordare altre sue opere, come la tomba Petrucci e quella Matteucci Bordi.
Al di là di queste nel campo laico è da ricordare il gruppo Ercole che abbatte il toro che era posto sopra il Foro Annonario di Forlì. Gruppo distrutto e di cui rimane solo un bozzetto in terracotta in Pinacoteca.

Apollodoro fu apprezzato anche per opere non artistiche come i gradini dello scalone del Ginnasio in marmoridea “(malta di gesso fine e polveri di pietra, impiegata come intonaco per la lisciatura di intonaci tradizionali a base di gesso. Anticamente indicava un impasto di gesso, colla, acqua e pigmenti naturali. Già conosciuta ai Romani si sviluppò in Italia tra Rinascimento e Barocco. Il risultato era un marmo artificiale”). Più importante il rivestimento in marmo, eseguito a Massa Carrara, del basamento per il monumento a Morgagni. Anche lui come i fratelli Apelle e Giuseppe è patriota e partecipa alle campagne militari del 1860, 61, 66, 67. Muore all’età di 72 anni, il 28 marzo 1908 nello “Spedale” Civile, C.so V. Emanuele, 36. Così nell’epigrafe: Probità specchiata – cuore aperto sempre a fidanza – teneri affetti di fratello o di amico – patriottici sensi – suggellati dalle campagne 1860, 61, 66, 67 – amore per l’arte – ne compendiano la vita -1908-

Giuseppe Santarelli (1838-1877)
Quest’ultimo fratello (il più giovane) della famiglia di Giacomo è un personaggio contrassegnato da tragiche vicende familiari. Potrebbe essere l’interprete di una tragedia greca con tutte le caratteristiche degne di queste reminiscenze teatrali di antica memoria. E’ ufficiale della milizia mobile sposato con Alceste Bordandini e abitano in Borgo S.Pietro, Via Mazzini,14.
Il 19 aprile 1875 nasce loro il figlio Aldo, chiamato familiarmente Aldino. E’ facile immaginare alla nascita del bimbo quali emozioni, sentimenti possano essere stati sentiti in C.so V. Emanuele nella casa Santarelli! I tre fratelli tutti celibi, anzi come si direbbe scherzosamente oggi, zitelloni, cosa avranno provato nel vedere un nuovo Santarelli proiettato nel futuro?

Ahimè, la gioia e la felicità durano poco, molto poco. Infatti, il 15 ottobre 1876 all’età di 18 mesi Aldo o Aldino, che dir si voglia, muore (fuggito da la terra a 18 mesi a pena – 1876).
La disperazione, lo sconforto sconvolgono tutta la famiglia. In particolare colpiscono il padre Giuseppe, lo distruggono portandolo verso un gesto che oggi diremmo sconsiderato che è il suicidio, sei mesi dopo la scomparsa del figlio. Così scrive il Pretore Emilio Pettini nel verbale indirizzato alla Regia Pretura e all’Ufficiale dello Stato Civile il 17 marzo 1877: Oggetto: Partecipazione di morte “… che giovedì 15 marzo alle ore 11 circa antimeridiane morì Santarelli Giuseppe fu ….. e fu …. di anni 38, nato e domiciliato a Forlì, tale morte avvenne per suicidio in casa Bordandini…”. Purtroppo la vicenda, già angosciosa ed estremamente tragica, non termina qui.

Alceste Bordandini aspetta un altro figlio da Giuseppe che chiaramente ignorava il fatto. Così il 28 agosto 1877 nasce questa volta una bimba alla quale vengono imposti i nomi (non poteva essere altrimenti) di Aldina, Giuseppina e Luigia.
Voi pensate che questa tragedia si concluda così?
No! Per somma disgrazia il destino che ha già travolto la vita di questa famiglia conclude la sua nefasta opera aggiungendo morte a morte. Infatti anche Aldina all’età di un anno, il 24 gennaio 1879, muore. Si chiude cosi amaramente la vicenda della famiglia di Giuseppe Santarelli e di sua moglie. Non dimentichiamo però che anche gli altri fratelli, Antonio, Apelle, Apollodoro saranno travolti da un’angoscia che vivrà per sempre nei loro cuori.

La documentazione è pervenuta al Comune di Forlì nel 2013 a seguito dello scioglimento dell’ASP OASI – Orfanotrofio Azienda Santarelli per l’Infanzia di Forlì, che gestiva l’Asilo infantile Santarelli chiuso il 30 giugno 2012.
Il complesso comprende sia carte della famiglia Santarelli riguardanti in particolare i fratelli di Antonio (1832-1920), Apelle (1833-1919), Apollodoro (19835-1908) e Giuseppe (1836 o 1837 – 1877), il loro padre Giacomo ingegnere comunale (1786-1859) e lo zio paterno Anton Francesco giureconsulto (1789-1831), sia carte dell’amministrazione dell’Asilo infantile Santarelli.
Le carte della famiglia sono datate tra la fine del XVII e l’inizio del XX secolo e consistono in particolare in: corrispondenza, attestati, onorificenze e privilegi, diari di famiglia, disegni, fotografie, contratti notarili e documentazione relativa all’amministrazione patrimoniale. Le carte e le fotografie dell’Asilo infantile sono ascrivibili invece al XX secolo. Tutti i materiali nel corso del 2014 sono stati ordinati in 7 buste cui si aggiungono 6 album di fotografie.

Agostino Bernucci

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Agostino Bernucci è nato il 6 febbraio 1942 a S.Maria del Taro, Comune di Tornolo (PR). Casualmente, perché suo padre, Carabiniere, era continuamente trasferito. Le radici della sua famiglia sono invece nel Montefeltro. In chiusura di carriera la famiglia si è fermata a Forlì dove è sempre rimasta. È così nato in lui un interesse per questa sua città che col passare degli anni è diventato sempre più importante. Nel 1968 si è laureato all’Università di Bologna in Pedagogia e per decenni è stato insegnante di Letteratura Italiana e Storia nel triennio di diversi Istituti superiori della città, principalmente nel triennio dell'Istituto Commerciale “C.Matteucci”. È stato testimone della nascita del circolo culturale “E’ Racoz” e per decenni, fino al Covid, è stato membro del gruppo “Gli amici del lunedì”. Il suo interesse per la storia, soprattutto la storia di Forlì si è rafforzato con la pensione. Ha frequentato per diversi anni l’Archivio di Stato dove frugando e leggendo documenti su documenti, è venuto a conoscenza di tanti fatti importanti o anche solo curiosi. Oggi grazie (!?) al Covid, chiuso in casa, ha riscoperto tutto ciò che aveva raccolto ed ha scelto gli argomenti a suo parere più interessanti. La sua famiglia è composta da sua moglie, suo figlio, sua nuora e due nipoti Francesco ed Emanuele.