bancarella stand

Siamo arrivati alla 26° edizione della Festa Artusiana di Forlimpopoli. Ho presenziato a quasi tutte le manifestazioni, posso asserire d’aver partecipato attivamente alla crescita ed affermazione di questa realtà che sembrerebbe immancabile; ho scritto su tutte escluso quella non disputata per Covid e quella di agosto dell’anno scorso.
Celebriamo il concittadino Pellegrino Artusi, pioniere della buona cucina, la cucina di casa, non quella dei ristoranti. Questo è, meglio dire era, il buon mangiare delle famiglie, con i prodotti e le attrezzature dell’epoca, col burro e lo strutto in abbondanza senza (ahimè) l’olio di oliva. La cucina della mia nonna, anzi bisnonna, la scuola primaria dalla quale tutto ebbe inizio per arrivare ad oggi, tutto ipersofisticato. I cibi semplici sono un tabù, “se fai da mangiare facile vieni quasi deriso” disse bene un grande chef di Modena. Fai un piatto semplice ad uno chef conclamato e vedrai che disastri. Devi arzigogolare i piatti, tutti mettono troppo sul piatto quando invece… “serve togliere, togliere, troppa roba troppi ingredienti” (Paolo Teverini).

Artusiana è a mio avviso la celebrazione della sacralità della nostra cucina romagnola, cucina di terra e non altro, quella della pasta, non dei piatti di Re o conclamati ‘maghi’ televisivi, la cucina, quella più elementare, e genuina, che mia nonna mi faceva con “due uova ed un po’ di ragù”, le stupende tagliatelle. Meno stand espositivi rispetto alle stagioni passate, quelle clou, ma presenza dei cardini della cucina romagnola. In questo primo esame ho fatto un giro d’orizzonte fermandomi dove possibile.

Stand di Poggio Berni. Lo stand presentava una tagliatella condita con tre sughi:
“Bianca” con una fonduta di formaggio romagnolo; “Rossa” col tradizionale ragù carne mista ed odori; “Verde” con molte erbe, persino alcune segrete. La taglia si presentava spessa e poco larga, una taglia che rispecchia la zona montana in essere. Bella, al dente, molto gialla, sapore fresco e di buone uova, ottimamente rugosa. Dando una classifica:
1 Taglia Ragù a punti 100; 2 Taglia Bianca a punti 90; 3 Taglia erbe a punti 80.

Stand di Traun, Comune gemellato con Forlimpopoli, Austria. Riecco lo stand del Comune di Traun, il paesino austriaco che per anni ci ha accompagnato in Festa. Da mangiare le solite cibarie locali comunali tutte a Dop, uno speck importante, salumi ed i wurstel da non perdere. Ma è l’assaggio della birra austriaca che mi ha stregato: due birre presenti, una chiara ed una scusa, la bionda che mi è stata offerta: buonissima, davvero da primato.

Stand di Mazapegul, Civitella di Romagna. Originale ed ampio lo stand della nota fabbrica di birra di Civitella di Romagna. Troviamo ben sei tipologie di birre presenti alla spina: da pochi gradi (puoi berne molta, poco alcol) a parecchi gradi per i più esigenti. Un menù di assaggi di sandwich hot dog ed Hamburger cibo adatto alla Birra. Polpette al sugo che non esito a definire favolose!

Stand Ristorante Anna, Forlimpopoli. Parlare di questo importante locale, leader assoluto sulla piazza, comporta troppo tempo. Potreste leggere la mia recensione sul giornale 4live (rubrica dei ristoranti: Il più e il menù). Anna è la storia della ristorazione romagnola e dal 1968; la Cultura e Classe della tagliatella per giungere al sodo di cosa cercare; vincitore di una gara tra 50 assaggi: Taglia al Prosciutto secondo l’Artusi (alcune edizioni e gara pubblicata a fine Artusiana). Tutti buoni i primi piatti che troverai sull’imponente stand fatto sotto ai vigili urbani. Ottimo il coniglio da premio nobel ed i dolci, arte eccelsa dello Stefano allo stato puro.

Mariette, Vizi e Sfizi. L’altro grande competitor della Artusiana sono le Mariette: Marietta Sabatini era la governante di Casa Artusi, Casa del Pellegrino. Factotum e quindi anche cuoca. Oggi l’estensione di questo termine indica una gigantesca macchina da guerra alimentare che fa di tutto, dai corsi di cucina, alla attesa ristorazione (sovente con file) alla Festa Artusiana, che troverai nell’atrio del palazzo di fronte alla Farmacia Fabbri. Già premiate anche loro a feste artusiane precedenti. Evidenzio le seguenti ghiottonerie: Tortelli Cacio e pepe (Ricetta Artusi N° 55, a mio avviso un piatto imperdibile) che potrai leccorniare sabato 2; Minestra Verde ovvero le Lasagne, domenica 3; Selezione Formaggi e Salumi con Conserva di Albicocche(Ricetta Artusi N° 734), tutte le sere; solo venerdì 1: Calamari ripieni al sugo rosso e Fricò. Dolci: Zuppa inglese delle Mariette, da non perdere.
Una visita dallo stand della Fratta Terme che coraggiosamente continua a perseverare sul mito “Panzerotto”, un grande crescione, ripieno di mozzarella e pomodoro, ed abilmente fritto. Ho degustato: buono.

Fumaiolo Paradise. Lo stand del ristorante della montagna forlivese (andrebbe incentivata quell’area) presenta uno stand con prodotti del territorio montano. Innanzitutto i golosi Funghi Porcini fritti, quindi altre specialità montanare, ma la gente in lunga fila era per assaggiare il Porcino al caldo dell’estate. Ottimo.

Osteria E’ Goz. Da non perdere questa banda di artisti che fanno veramente spettacolo piuttosto che servire cibarie semplici condite da fiumi di alcool. Bravi per la tenacia di proseguire.

Osteria San Nicola. Lo trovi nella antica ex chiesa di San Nicolò, locale intimo. Già recensito da me su 4live, inoltre vincitore della Gara sui Cappelletti, rieccolo coraggioso dopo una lunga fase alterna di chiusura dovuta ad un interminabile periodo di Covid.
Ottima cucina e gli impareggiabili Cappelletti.

Gigi Arpinati

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Sono un 65enne con 43 anni di attività professionale sulle spalle. Per divertimento mi avvicinai alla cucina, poi un magnete mi attirò verso la passione sui Ristoranti. Il caso volle che divenni un segnalatore per la guida di Veronelli, "I Ristoranti di Veronelli". La mia vita professionale mi ha portato a girare Italia e Francia. Sono un curioso che ha sete di notizie. Riservato ed anonimo, sempre!