Quando casca l’asino

0

La soddisfazione con cui la sindaca di San Mauro Pascoli Luciana Garbuglia ha annunciato questa mattina sul Corriere Romagna, la riconquista dopo 6 anni, della Bandiera Blu sulle spiagge di San Mauro Mare, è più che legittima: “Con grande orgoglio accogliamo il prestigioso riconoscimento europeo assegnato dalla FEE ai Comuni rivieraschi e agli approdi turistici che si distinguono per qualità delle acque e dei servizi”. È indubbio che dietro tale risultato ci sia il lavoro suo e della sua giunta, nulla da eccepire. Dall’opposizione il consigliere di minoranza Simone Pascuzzi nonché coordinatore locale di Fratelli d’Italia ha commentato la notizia: “La politica locale deve porre attenzione a salvaguardia e tenuta ambientale e tener d’occhio le cause principali dei possibili sforamenti degli anni passati. Cause che sono imputabili sia al fiume Rubicone sia allo scolo acque bianche/nere chiamato Vena piccola che si trova nel comune di Bellaria a qualche metro dal confine di San Mauro Mare”.

In realtà la situazione è un po’ più complessa al punto che facendo qualche precisazione si stravolgerebbe di fatto l’opinione di chi oggi ha letto l’articolo. Partiamo dalle cause che arrecherebbero pregiudizio ambientale alla balneazione di San Mauro Mare richiamate da Pascuzzi. È davvero colpa dell’adiacente fiume Rubicone e dello scolo Vena piccola? Certamente sì. Nel profilo dello specchio d’acqua balneabile denominata San Mauro Mare Nord, Arpae individua le cause di inquinamento in maniera cristallina: In presenza di intense precipitazioni si possono attivare gli scaricatori di piena presenti nelle reti fognarie e/o nelle stazioni di sollevamento ubicate nella porzione di bacino a monte con conseguente scarico della portata eccedente nel fiume Rubicone, le cui acque recapitano a mare nelle immediate vicinanze dell’acqua di balneazione. E il Rubicone recepisce gli scarichi di diversi scolmatori fognari di Comuni non certo piccoli come Gatteo, Savignano e Sogliano sul Rubicone.

Nell’altro profilo denominato San Mauro Mare, Arpae individua due fattori causa di inquinamento: L’area di influenza è rappresentata dalla superficie del bacino idraulico dello Scolo Vena Piccola, integrata con le aree dei sottobacini Prati 1, Cagnona Bassa e Torlonia, per un totale di 174,3 ha. Inoltre, in occasione di eventi meteorici ed in caso di avaria dell’impianto di sollevamento delle acque nere, recapita nello Scolo Vena Piccola anche lo sfioratore di emergenza (rete separata nera) 5SF, per il quale non è possibile stimare una portata media sfiorata. Sono quindi indubbie le cause di inquinamento dei 2 specchi balneabili di San Mauro Mare ma il bue può dare del cornuto all’asino? La rete fognaria di San Mauro Pascoli è interamente sdoppiata al punto da non avere neanche uno scolmatore fognario il cui scarico attraverso fiumi o canali poi finisce nel mare di un altro territorio comunale?

Riguardo invece al fatto che la Bandiera Blu garantisca la buona qualità delle acque di balneazione non è affatto vero. O per essere precisi non sempre. In alcuni casi rispecchia la realtà in altri no. Vediamo perché.
L’assegnazione della Bandiera Blu, prima ancora di tanti parametri di valutazione all’interno del territorio comunale, è propedeutica alla classificazione “Eccellente” della qualità delle acque di balneazione. Classificazione ad opera di Arpae. E qui casca l’asino, anzi ruzzola. Senza un’acqua classificata eccellente non si può partecipare all’assegnazione del vessillo blu, ma tale classificazione viene fatta attraverso parametri lacunosi.

Per fare solo due esempi che fanno “cascare l’asino” è sufficiente precisare che nella valutazione della qualità dell’acqua di balneazione Arpae non deve tener conto delle misure preventive là dove predisposte, cioè quando durante l’estate a causa delle piogge vengono aperti gli sfioratori fognari. Fatto non marginale perché fa scattare automaticamente la chiusura della balneazione per 18 ore sulle spiagge interessate dagli sversamenti. Risultato? Un comune rivierasco può aver avuto 20 aperture di scolmatori che riversano in mare i liquami fognari ed ottenere ugualmente una classificazione dell’acqua “Eccellente” al pari di specchi d’acqua in cui invece si hanno zero sversamenti. Esempi concreti di scolmatori fognari strutturali e la Bandiera Blu ottenuta ugualmente sulle quelle spiagge? Cattolica e Riccione.

Il secondo banale esempio è che nella valutazione della qualità dell’acqua si tiene conto delle 2 analisi di routine mensili stabilite a date fisse ad inizio stagione. Risultato? Se le analisi capitano lontano dalle piogge, nelle spiagge adiacenti a canali e fiumi, i risultati saranno sempre buoni e di conseguenza la classificazione di quelle acque non rispecchiante la realtà di una pressione inquinante determinata dal fato. Se si volesse stabilire la qualità reale dell’acqua sarebbe sufficiente fare le analisi cercando l’inquinamento microbiologico quando e dove è sicuramente presente e cioè all’apertura degli scolmatori fognari quando piove e negli specchia adiacenti fiumi e canali. In questo modo verrebbe alla luce dell’opinione pubblica anche l’inquinamento di comuni lontani ma che sversano strutturalmente a chilometri dal mare come per esempio Cesena nel Savio o Forlì nel Ronco.

Facendo le analisi all’indomani delle piogge i risultati di alcune spiagge sarebbero da mani nei capelli e di conseguenza pure la valutazione qualitativa di quelle acque non lascerebbe scampo ad una domanda di Bandiera Blu. In questo modo però si avrebbe un reale quadro della situazione qualitativa delle acque della riviera romagnola con molte acque mai sottoposte ad inquinamento microbiologico e giustamente da Bandiera Blu ed altre purtroppo da Bandiera “marrone”. E forse, per quest’ultime la politica sarebbe costretta a pensare ad una rete fognaria sdoppiata che eliminerebbe di fatto lo sversamento in mare dei liquali fognari, che badate bene, avviene tutto l’anno non solo in estate.

Giorgio Venturi