Università Lezione Macchina della Verità

Avviato in questi giorni, nelle aule didattiche dell’ospedale Morgagni-Pierantoni, il laboratorio di fisiologia rivolto agli studenti dell’Alma Mater Studiorum che frequentano il secondo anno del Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia di Forlì. “Sono state tante le attività pratiche in cui sono stati coinvolti gli studenti – spiega Irene Faenza, vicecoordinatrice del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia a Forlì – ma quella del corso di fisiologia del professore Matteo Cerri, svoltasi giovedì scorso con l’utilizzo della “macchina della verità”, è stata sicuramente la più originale, nuova e presente solo presso il CdL di Medicina e Chirurgia di Forlì“.

Se pensiamo alla Macchina della Verità – chiarisce Matteo Cerri professore associato di Fisiologia dell’Università di Bologna – l’occhio della mente ci porterà ad una qualche scena di un film di spionaggio, nel quale un truce interrogatore pone domande insistenti ad un sospetto, connesso ad una costellazione di file e sensori, cosa che suscita in noi un certo senso di ansia. Non deve essere piacevole venire scrutati nei nostri più intimi segreti da una macchina in grado di leggere attraverso la finestra della nostra mente. La realtà è molto più prosaica e lo stiamo facendo vedere agli studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia di Forlì dell’Università di Bologna“.

Chiediamoci quindi: come fa questa macchina a capire se stiamo dicendo una bugia? – prosegue – Perché queste hanno le gambe corte, diceva il proverbio, ma più che le gambe, sono le reazioni emotive del nostro corpo a tradirci. In questa serie di esercitazioni del corso di Fisiologia, sotto l’attenta guida di Viviana Lo Martire e Marina De Vitis, agli studenti viene spiegato cosa significa monitorare l’attività del nostro sistema nervoso vegetativo, e come questo si può prestare ad aiutarci a identificare una menzogna. Ad alcuni volontari chiediamo infatti di compiere un “crimine finto”, che non ha ripercussioni nella realtà, ma dà a chi lo perpetra le sensazioni di aver compiuto qualcosa di illecito. I volontari vengono poi esaminati con la Macchina della Verità, e agli studenti viene spiegato quali siano i principi da usare per scoprire il colpevole. In Italia questa tecnica non ha valore legale e non è riconosciuta dai tribunali, come avviene invece negli Stati Uniti, ma oggi, più che le agenzie di spionaggio, sono le aziende a chiedere questo tipo di consulenza per assicurarsi che chi ha accesso a segreti aziendali rilevanti sia leale alla ditta”.

Ma come funziona la Macchina della Verità? “La prima cosa – spiega – che può sembrare controintuitiva è che il soggetto che vi si sottopone deve farlo volontariamente e deve collaborare con l’operatore. Nessuno può essere oggetto di questo tipo di indagine contro la sua volontà. La seconda cosa controintuitiva è che la macchina non è in grado di emettere una sentenza di veridicità per ogni domanda che viene posta. È solo in grado di dire se ad una domanda diretta, la cui risposta sia “sì” o “no”, il soggetto abbia risposto in modo veritiero, sottolineando “una domanda”; una sola. Il nostro stato emotivo infatti, quando mentiamo, influenza in modo sottile alcuni parametri fisiologici del nostro corpo che sfuggono al controllo della volontà, come il battito cardiaco, la pressione arteriosa, la sudorazione ed il respiro. Per poter osservare quell’ombra sottile che la preoccupazione di mentire getta sul nostro equilibrio fisiologico, è necessario che l’ambiente in cui il test avvenga riduca tutte le altre possibili fonti di distrazione e di preoccupazione e richiede che molteplici misure vengano eseguite a seguito della stessa domanda. Se, per ipotesi, sospettiamo un nostro collaboratore di aver trafugato dei segreti industriali, potremo chiedergli di sottoporsi alla Macchina della Verità. Gli faremo quindi diverse domande, che servono come confronto, e poi faremo la fatidica domanda: “Hai preso tu il progetto segretissimo XYZ?”. Ripeteremo questa sequenza alcune volte per arrivare ad una conclusione“.

Si tratta quindi – conclude il professore Cerri – di un’esercitazione un po’ diversa dalle tradizionali condotte con l’EEG, ECG o lo spirometro, attività che comunque viene svolta nel nostro corso, e che pensiamo serva agli studenti per vedere un’inusuale applicazione della fisiologia e per prendere confidenza con il monitoraggio delle funzioni fisiologiche, un’attività che sarà sempre più diffusa grazie alla telemedicina e all’aumento dei dispositivi indossabili (wearable). E per verificare su se stessi che essere onesti conviene sempre“.