Viroli e Zelli relatori sui principali misteri e delitti irrisolti di Forlì

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Giovedì scorso il Lions Club Forlì Host ha dedicato un meeting ai principali misteri e i delitti irrisolti di Forlì. “Ad intrattenere i soci – racconta Riccardo Bevilacqua presidente del sodalizio – in una sorta di viaggio nel tempo, alla ricerca dell’identità di una città, Forlì, e di una regione, la Romagna, sono stati Marco Viroli e Gabriele Zelli che, grazie a un fruttuoso sodalizio, che dura da ben più dieci anni, hanno dato alle stampe oltre una dozzina di pubblicazioni. Il loro è un lavoro prezioso per tutti, perché noi forlivesi, in grandissima parte, siamo il risultato della storia della terra in cui viviamo e, insieme, la somma delle memorie dei personaggi, più o meno conosciuti, che hanno contribuito a crearla. La successione annuale con cui Zelli e Viroli si presentano in libreria è indizio, tra gli altri, della passione con la quale si dedicano alla divulgazione della storia in generale e delle storie di Forlì e della Romagna in particolare, anche con i loro misteri, le storie oscure, i drammatici fatti di sangue“.

Nel corso della serata i due relatori hanno ricordato la misteriosa morte di Barbara Manfredi, la scomparsa dei resti mortali di Caterina Sforza e si sono interrogati su quale possa essere stato il luogo dove furono uccisi Paolo Malatesta e Francesca da Polenta.
Viroli e Zelli hanno raccontato anche di due delitti irrisolti di Forlì, le uccisioni di Domenico Manzoni nel 1817 e di Michele Placucci nel 1840, nonché la misteriosa scomparsa di Alberto Malmesi e Dionilla Dal Pozzo nel 1914, di cui fu accusato e condannato Erminio Massa, senza che fossero ritrovati i corpi dei due.

Non è mancato un richiamo a un’episodio di grande rilevanza storica, che sarà di attualità fra qualche mese quando si ricorderà l’800° anniversario della prima predica a Forlì di colui che divenne poi Sant’Antonio di Padova, interrogandosi sul luogo dove possa essere avvenuta. “Anche l’arte non è da meno con i suoi misteri – ha concluso Riccardo Bevilacqua – come quello della magnifica e celebre “Fiasca Fiorita” conservata nei Musei San Domenico, considerata una delle più belle nature morte di tutti i tempi, di cui però non si conosce l’autore e ci si chiede se possa essere attribuita a Cagnacci o, addirittura, a Caravaggio. Fino a quando non si troverà qualche particolare che si “accenda” della stessa luce e materia della “Fiasca di Forlì”, la tavoletta continuerà a essere un enigma per studiosi e appassionati d’arte“.